30 Aprile 2020 | Editoriali

Residenze per anziani: il futuro comincia oggi.
Taccuino sul mondo nuovo
Quattro / 30 aprile 2020

Dopo aver messo a fuoco i discorsi poco fondati sul dilagare dell’infezione da coronavirus SARS-Cov-2 all’interno di molte residenze per anziani, nel Taccuino precedente, Cristiano Gori e Marco Trabucchi propongono alcune azioni da intraprendere per superare i problemi delle RSA emersi durante l’emergenza.


Non siamo ancora fuori della crisi delle residenze per anziani. La situazione del Piemonte e quelle, ben note, di Veneto, Lombardia ed Emilia non ci permettono di nutrire alcun ottimismo. Le drammatiche difficoltà del presente non possono però farci dimenticare i problemi del futuro di questo settore, rilevante perno dell’assistenza agli anziani. Attenzione, però. Il futuro non è un tempo astratto davanti a noi: la sua costruzione comincia oggi. Proponiamo, dunque, alcune osservazioni sulle azioni da intraprendere a breve.

 

Un’analisi critica degli eventi

E’ necessario evitare che la crisi che ha fatto tanto soffrire le nostre comunità diventi strutturale senza che vi sia stato un minimo di analisi critica e di elaborazione degli eventi. In questi giorni abbiamo assistito a molti dibattiti sull’assistenza in ospedale e nel territorio. Non è, invece, stato dedicato un ugual interesse a strutture che – solo nelle regioni sopraindicate – assistono oltre 150.000 ospiti, coinvolgendo altrettanti o più operatori e un grande numero di famigliari. O, più precisamente, l’interesse si è fermato alle inchieste giornalistiche, spesso interessate alla sola demonizzazione del settore.

 

La tenuta economica di breve periodo

In questo momento le RSA hanno bisogno di poter “respirare” sul piano economico perché hanno avuto spese ingentissime per affrontare la crisi e ora si trovano con un numero ridotto di ospiti, causa di un’importante contrazione delle entrate. Chi deve farsi carico di questa situazione, che ha bisogno di risposte in tempi rapidi? Sfortunatamente, in molte regioni le autorità hanno giocato al ribasso ripetendo, con linguaggi diversi, gli stessi concetti, e cioè che la rete residenziale per gli anziani rappresenta un settore di fatto esterno rispetto al welfare regionale. In questi giorni, di fronte alla richiesta di dispositivi di protezione, una Asl del Piemonte ha comunicato che non era nelle sue competenze occuparsi di questi problemi perché le RSA sono “soggetti pubblici o privati che vedono riconosciuto il loro lavoro con una retta”. Al di là della grossolanità dell’affermazione, il testo indica l’ambiguità di fondo del settore, che dovrà essere affrontata con determinazione quando, passata la crisi, ci si occuperà di riorganizzare il sistema di welfare.

 

La rete dei servizi

A nostro parere si deve partire da un presupposto indiscutibile: non sarà possibile organizzare efficacemente la rete dei servizi per le persone anziane se la residenzialità non verrà considerata come parte integrante, e importante, delle risposte al bisogno. Come si può ipotizzare, ad esempio, un percorso che vada dal territorio all’ospedale e ritorno, senza prevedere che una parte dei concittadini anziani possa ricorrere, a un certo punto del proprio itinerario di salute, a luoghi dove ricevere cure non fruibili a casa? Inoltre, si dovrà finalmente chiarire – superando incertezze e modelli regionali contradditori – se la RSA possa (debba) diventare il fulcro delle attività territoriali di una certa area, concentrando servizi come la residenzialità post acuta, l’ospedale di comunità, il supporto all’assistenza domiciliare attraverso competenze specifiche, i centri diurni. In questa prospettiva è però necessario sottoporre a una profonda analisi critica anche il ruolo del medico di famiglia, che dovrebbe uscire dall’attuale ambiguità, e il rapporto tra i diversi servizi territoriali con l’eventuale distretto. Si spera, a questo proposito, che la Lombardia riconosca gli errori fatti con le recenti riforme, che hanno – tra le altre cose – cancellato la funzione distrettuale.

 

Il ruolo delle RSA nell’assistenza sanitaria

Un altro aspetto importante per il prossimo futuro riguarda il ruolo delle residenze rispetto all’assistenza sanitaria. Regione Lombardia ha recentemente emanato indicazioni di trattamento farmacologico per il Covid-19 e anche altre regioni si sono incamminate sulla stessa strada. Il punto è di rilievo perché autorizza le strutture alla prescrizione di farmaci che comportano un forte impegno sul piano clinico, sia per la selezione degli ospiti da trattare sulla base di dati oggettivi, sia per la gestione di eventuali effetti collaterali.

 

Ma questo è solo un atto dettato dalla pressione del momento o rappresenta il riconoscimento chiaro di una funzione clinica delle residenze per anziani? Anche questa questione dovrà essere affrontata con determinazione, ponendo fine all’ambivalenza di funzioni che vengono effettivamente espletate ma che in molte occasioni non sono state formalmente riconosciute.

 

Il personale sotto stress

Sempre a breve, le residenze dovranno fare i conti con il personale e le sue esigenze. I comportamenti eroici non possono durare per tempi lunghissimi: presto sarà indispensabile rifare i conti non in relazione agli standard, che nella gran parte dei casi vengono soddisfatti, ma alla realistica fattibilità di assicurare i servizi dovendo moltiplicare le équipe (covid e non covid), assegnando il giusto riposo a chi ha lavorato più di 12 ore al giorno per intere settimane ed essendo anche chiamati a sopperire alla fuga di operatori verso l’ospedale (una forma di “cannibalismo” tra poveri che si sarebbe dovuto evitare).

 

Inoltre, un fattore potenzialmente critico è la salute psichica degli operatori dopo lo stress prolungato che hanno subito. Ancora non si discute formalmente di “postcovid syndrome”, ma questa potrebbe essere una condizione da sorvegliare con molta attenzione per rispetto verso i dipendenti e per le eventuali ricadute sull’organizzazione del lavoro.

 

L’ingresso di nuovi ospiti

Un ulteriore elemento cruciale per il prossimo futuro si riferisce alla possibilità di riaprire le normali attività con l’ingresso di nuovi ospiti. Infatti, la situazione fuori dalle strutture non è chiara; vi è l’esigenza di ricoveri per cittadini anziani in difficoltà che non trovano consone risposte tecniche al domicilio. Le famiglie, però, sono sottoposte a una pressione duplice e di senso contrario: da una parte l’assistenza a casa, quella (poca o tanta) che ricevevano prima della crisi, si è ulteriormente ridotta, per cui aumenta la domanda di interventi complessivi quali quelli offerti da una residenza. Dall’altra sono ancora molto vivi, particolarmente in alcune zone, le paure e i timori collegati alle notizie sulla pericolosità e sui rischi mortali di un ricovero.

 

Occorre che su questo tema vi sia un chiaro pronunciamento delle autorità: infatti, è essenziale interrogarsi su come e dove verranno collocati i nuovi eventuali ospiti. Sarà sicuramente necessario fare i famosi tamponi, ma la frequente indefinitezza dei risultati imporrà la collocazione dei nuovi arrivati in aree separate: come trovare spazi adeguati?

 

 

Foto “Airplane” di ArthurHidden da Freepik

 

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