La comunità come cura. Reti territoriali, servizi e partecipazione nella Dementia Friendly Community di Muggia
Costruire una comunità amica delle persone con demenza richiede tempo, pazienza e alleanze solide fra Comune, servizi sanitari e terzo settore. L’esperienza decennale di Muggia – prima DFC in Friuli Venezia Giulia – mostra come si può realizzare una rete che intreccia formazione, sostegno e promozione del cambiamento, coinvolgendo negozi, farmacie, musei e trasporti locali in una sensibilizzazione comunitaria che migliora la qualità della vita per anziani, caregiver e gli altri cittadini.
10 Settembre 2026
Numero 3-2026
di Antonella Deponte (psicologa, Fondazione Associativa Goffredo de Banfield ETS) Daria Ghersetti (neuropsicologa, CDCD distretto Trieste 2 dell’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina) Benedetta Ermacora (assistente sociale, servizio sociale dei Comuni dell’Ambito Territoriale Carso Giuliano)
La costruzione di una Dementia Friendly Community (DFC) procede dalle istituzioni di un territorio (Comuni, aziende sanitarie, enti del terzo settore) e si snoda attraverso protocolli validati a livello nazionale e internazionale, come quelli portati in Italia da Federazione Alzheimer Italia e richiamati nelle Linee di indirizzo nazionali presentate alla Conferenza Stato Regioni nel 2019. Ma per realizzare una DFC, affinchè diventi realtà palpabile e finanche misurabile, non si può prescindere dal lavoro spesso poco visibile, locale, spicciolo delle persone che danno anima agli enti, delle famiglie e delle persone con demenza.
La necessità di una Comunità Amica delle persone con demenza
Recentemente sono stati pubblicati i nuovi dati epidemiologici per l’Europa, che rimandano un quadro estremamente nitido: nelle nostre società, sempre più longeve, la demenza è destinata ad aumentare anche nei prossimi decenni, come anche la fragilità delle famiglie e dei sistemi di sostegno, che finora potevano sembrare sufficienti.
In questo contesto, diventa una necessità lavorare sull’intera struttura sociale, ampliare le competenze delle comunità territoriali, uscire da una visione che limita alle istituzioni e – soprattutto – alle famiglie, il compito del prendersi cura. Bisogna aumentare la consapevolezza che sia l’ambiente sociale che l’ambiente fisico sono strumenti di cura, e come tali vanno considerati negli interventi per sostenere la possibilità di vivere bene con la demenza.
Lo stigma sociale va contrastato con una cultura della demenza basata sulla comprensione e sull’advocacy, che costruisca un territorio più vicino e più a misura delle persone. Vivere con la demenza è una continua sfida adattiva: sfida di adattamento al cambiamento, alla perdita di quelle risorse e capacità che rappresentano l’individualità della persona, al distanziamento/isolamento sociale che ne deriva, all’approccio paternalistico o infantilizzante che molto spesso è messo in pratica dagli altri, alla perdita di prestigio e di ruolo, alla discriminazione latente o esplicita di certi contesti sociali.
Nasce con questi obiettivi l’esperienza delle Comunità Amiche delle persone con demenza, che esattamente 10 anni fa hanno cominciato a svilupparsi anche in Italia.
La costruzione di una Dementia Friendly Community non si improvvisa. Le sue aree di attività sono individuate da diversi documenti pubblici, quali il progetto OMS per le città a misura dell’invecchiamento, il Piano globale di azione sulla risposta di salute pubblica alla demenza 2017-2025 della stessa OMS e da poco prorogato al 2031, e le Linee di indirizzo nazionali per la costruzione di Comunità amiche delle persone con demenza. Proprio in queste ultime troviamo le due direzioni in cui si sviluppano le azioni che costruiscono una DFC:
- la promozione di una diversa conoscenza/visione della demenza;
- il supporto e il sostegno alle persone con demenza e ai loro familiari.
Il contesto territoriale
La prima DFC in Friuli Venezia Giulia si è sviluppata a Muggia, una cittadina di circa 12.700 abitanti in provincia di Trieste. Il dato dell’invecchiamento della popolazione è qui particolarmente significativo: la popolazione anziana è pari a circa il 33% dei residenti e l’indice di vecchiaia evidenzia la presenza di circa 368 persone anziane ogni 100 minori in età 0-14 anni. Queste caratteristiche, insieme alle dimensioni di Muggia e alla ricchezza di servizi e di realtà istituzionali, l’hanno resa territorio ideale per sperimentare un progetto di Comunità Amica delle persone con demenza.
Il Comune di Muggia è anche ente gestore dell’Ambito Territoriale Carso Giuliano, che gestisce il servizio sociale per altri quattro Comuni che compongono l’Ambito; lo stesso territorio è di competenza del Distretto Trieste 2 dell’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina.
Si tratta di un territorio articolato e peculiare, caratterizzato da una significativa estensione geografica e da una bassa densità abitativa. I Comuni dell’altopiano carsico si sviluppano alle spalle della città di Trieste, lungo il confine sloveno, presentando caratteristiche territoriali e sociali differenti ma accomunate dalla storica compresenza linguistica e culturale italo-slovena, che contribuisce a definire l’identità culturale e il carattere bilingue del territorio, e una popolazione progressivamente sempre più anziana.
Tali elementi demografici e territoriali rendono evidente la necessità di sviluppare ulteriormente interventi di comunità orientati al sostegno delle fragilità legate all’invecchiamento e alla demenza, valorizzando reti di prossimità e modelli integrati di intervento sociosanitario.
Nonostante la contiguità territoriale, Trieste presenta una realtà diversa, per il numero di abitanti e per la complessità dell’organizzazione urbana. Per adattarsi ai bisogni delle persone con demenza e delle loro famiglie in due contesti così vicini ma così differenti, le iniziative dementia friendly assumono caratteristiche specifiche: in questo senso, un esempio è rappresentato dal Pulmino Viola.
Gli inizi e il ruolo dei partner
La progettualità che ha portato allo sviluppo della DFC ha preso avvio nel 2016, attraverso un protocollo d’intesa tra il Comune di Muggia e la Fondazione Associativa De Banfield, realtà storicamente impegnata nell’ambito del sostegno alle persone con demenza e ai loro familiari. Tale collaborazione ha consentito di avviare le prime iniziative di sensibilizzazione e inclusione comunitaria sul territorio, che si sono sviluppate successivamente attraverso progettualità annuali.
Il progetto vero e proprio “Muggia città amica delle persone con demenza” ha preso forma nel corso del 2019, attraverso la costituzione di un Tavolo Promotore che comprendeva la Fondazione de Banfield, il Comune di Muggia e l’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina.
Nel 2024 il rapporto ha preso la forma di un accordo di coprogettazione triennale, promosso dal servizio sociale dell’Ambito, che lo co-finanzia.
Nell’esperienza di Muggia è stato fondamentale partire dall’accordo – non solo formale, ma fattuale – di un ente del terzo settore (la Fondazione) con il servizio sociale Comunale, coinvolgendo l’azienda sanitaria territoriale. Sono questi i tre pilastri che hanno permesso di trovare le risorse (umane, economiche, logistiche) per stendere un progetto che, almeno idealmente, nasce già integrato. Attraverso la condivisione degli intenti, i tre enti continuano a garantire il coordinamento delle iniziative e il lavoro del Tavolo Promotore, promuovendo una visione condivisa della DFC e favorendo l’emersione di nuove proposte e progettualità territoriali.
L’approccio delle Dementia Friendly Community si fonda infatti sul superamento di una visione esclusivamente sanitaria della demenza, riconoscendo la necessità di integrare dimensioni sociali, relazionali e comunitarie.
In questo scenario il servizio sociale rappresenta un nodo fondamentale di connessione tra servizi, istituzioni, famiglie, associazioni e cittadinanza. Il servizio sociale assume un ruolo strategico non solo nella presa in carico delle situazioni di fragilità, ma anche nella co-costruzione di reti territoriali, nella promozione della partecipazione sociale e nello sviluppo di interventi di comunità.
Dal canto suo, la partecipazione del distretto sanitario, in particolare del Centro per i Disturbi Cognitivi e le Demenze (CDCD), assume un valore essenziale: non offre solo cure e percorsi clinici, ma contribuisce attivamente a un cambiamento culturale e sociale, e fornisce il supporto scientifico nella costruzione e nella progettazione delle diverse iniziative.
La Fondazione de Banfield, con la lunga esperienza nel campo dei servizi alle persone anziane e alle loro famiglie, si fa portatrice delle esigenze dei caregiver familiari e può inserire nella progettualità quelle caratteristiche di flessibilità e libertà di azione che sono tipiche di un ente del terzo settore.
Dall’unione di queste tre forze nascono le azioni che permettono a una DFC di fiorire, aprendosi via via a tutte le realtà del territorio e a rappresentarle nell’organo di direzione, il Tavolo Promotore. Oltre ad accogliere nel tempo altre realtà associative e istituzionali del territorio di Muggia e dell’Ambito Carso Giuliano, da qualche anno il Tavolo vede la partecipazione diretta di un familiare di persona con demenza. Non è stato ancora possibile coinvolgere direttamente una persona con demenza nei lavori di coordinamento, ma intanto la presenza nel Tavolo di un familiare rappresenta un importante elemento di equilibrio tra istanze personali e risorse istituzionali.
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BOX 1 – La voce delle famiglie |
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“La demenza di un congiunto ti proietta nel fantastico mondo di Harry Potter. Là tutto è possibile. Dallo stupore si passa velocemente allo smarrimento totale e, alla fine, alla rabbia. La demenza è un fenomeno sottostimato, affrontato con diffidenza. I familiari sono praticamente invisibili nelle loro difficoltà quotidiane. Ho conosciuto le persone che hanno creato e stanno sviluppando la DFC: in loro non ho trovato soltanto supporto, ho trovato degli amici – persone su cui contare. La grande difficoltà è diffondere l’esistenza di questa realtà, far comprendere il concetto di Comunità Amica della Demenza, nel senso più ampio di tutte le disabilità, e far capire quanto ciò possa aiutare chi ne ha bisogno. È per tutti un investimento per il futuro. Le famiglie, però – e quindi le persone che ne beneficiano o ne hanno beneficiato – dovrebbero sentirsi in dovere di veicolare le informazioni e di spiegare l’importanza di questa realtà. La conoscenza si diffonde con l’informazione, e l’informazione si diffonde con il passaparola e con la presenza sui mezzi di comunicazione. Oggi abbiamo la possibilità di accedere facilmente a molti social: sfruttiamoli per qualcosa di utile! Aiuterebbe molto la promozione di incontri con le famiglie, dove emergano le difficoltà ma si affermi anche il profondo senso di appartenenza. Aumentare l’attenzione su questi problemi è fondamentale: il numero di cittadini informati può sicuramente orientare le decisioni politiche in materia; più persone informate, più possibilità di influenzare le scelte delle amministrazioni. Un obiettivo, forse utopistico, sarebbe collaborare con le istituzioni nella stesura di leggi e regolamenti specifici. Concludo affermando che uno dei termometri che misurano meglio una società civile è la cura e il rispetto verso le categorie più vulnerabili.” |
Fonte: materiali della DFC di Muggia – testo di Olivio Stocchi, caregiver familiare e rappresentante delle famiglie al Tavolo Promotore.
Nella nostra esperienza si è quindi costituito un Tavolo Promotore solido e consolidato, abitato da figure differenti – professionisti e non, appartenenti a organizzazioni diversificate – che si incontra con cadenza mensile per condividere, proporre e collaborare nella promozione di attività e percorsi di sensibilizzazione, formazione e supporto sulle tematiche afferenti al deterioramento cognitivo. Questo ha permesso, negli anni, di intensificare e allargare le azioni della DFC, per comprendere realtà culturali e commerciali, farmacie, associazioni sportive e persino servizi di trasporto.
La formazione e il supporto alle famiglie
I due obiettivi individuati dalle Linee di indirizzo nazionali, cioè la promozione di una diversa conoscenza della demenza e il supporto alle famiglie e alle persone con demenza, trovano un punto di confluenza nelle prime attività create per la DFC Muggia, gli incontri formativi. Non è stato facile superare le resistenze e la paura dello stigma, ma nel momento in cui si è riusciti a incontrare i caregiver, si è entrati anche in contatto con i bisogni reali delle persone con demenza e di chi se ne prende cura.
Uno degli aspetti centrali dell’esperienza della DFC riguarda proprio il sostegno ai caregiver familiari, spesso esposti a carichi assistenziali, emotivi e organizzativi significativi. In questo senso, oltre alla formazione sono stati avviati da subito gruppi di mutuo-aiuto, con la metodologia ABC e l’approccio capacitante (Vigorelli, 2017): attraverso l’invio da parte del servizio sociale Comunale e il passaparola, nell’arco di tre anni i partecipanti sono aumentati da 2 a 20, segno che si è riusciti a superare le paure e a beneficiare di un luogo di condivisione di vissuti ed esperienze.
Per quanto riguarda il bisogno di informazioni e l’accesso ai servizi, oltre al PUI (Punto Unico Integrato) è presente in una zona molto centrale di Muggia uno sportello d’ascolto dedicato alla Dementia Friendly Community, con l’obiettivo di intercettare i bisogni delle famiglie di persone con demenza e orientarle ai servizi.
Inoltre, non meno importante è stata l’opera di coinvolgimento degli operatori addetti all’assistenza di base, al domicilio o in residenze per anziani, del servizio sociale dell’Ambito Territoriale Carso Giuliano.
Le case di riposo Comunali sono sempre state presenti nel Tavolo Promotore; negli anni si è approfondita la formazione degli operatori sui temi della demenza, in un’ottica dementia-friendly, con percorsi dedicati. Il personale e gli ospiti di entrambe le case di riposo del territorio partecipano attivamente alle iniziative in programma, costituendo parte importante della DFC. Ugualmente, gli operatori del servizio domiciliare si trovano a cadenza annuale per un incontro di aggiornamento, centrato sulle esigenze degli anziani con deterioramento cognitivo. La continuità dell’iniziativa permette di approfondire ogni anno un argomento diverso, portando nelle case degli assistiti la cultura DFC.
Altre figure coinvolte in interventi formativi sono le forze dell’ordine del territorio: in questo caso la formazione ha permesso di condividere le competenze necessarie a gestire la relazione con una persona con disturbo neurocognitivo. Nel lavoro quotidiano delle forze dell’ordine non è infrequente il contatto con persone anziane disorientate, che non sono in grado di tornare a casa o di fornire le proprie generalità. Qualche semplice indicazione sulle modalità più efficaci di approccio alla persona con demenza ha permesso di evitare interventi, verbali o meno, poco utili o addirittura controproducenti, e di ridurre l’accesso improprio al pronto soccorso. Da questa iniziativa è scaturita l’idea di creare un piccolo gruppo di lavoro, su base volontaria, per elaborare un protocollo per la gestione di anziani disorientati, in collaborazione con distretto e servizi sociali.
Le attività per anziani fragili e/o con deterioramento cognitivo
Attraverso le iniziative proposte sul territorio si vuole promuovere un invecchiamento sano e attivo, la prevenzione delle problematiche di demenza e il contrasto a decadimento cognitivo, solitudine e isolamento delle persone anziane. Si vuole contribuire a rafforzare il senso di appartenenza alla comunità e a ridurre il rischio di isolamento sociale, che frequentemente accompagna l’esperienza della demenza o anche, più semplicemente, della vecchiaia. Inoltre, si intercettano precocemente situazioni di fragilità e diventa possibile attivare risposte flessibili e personalizzate.
In due aree periferiche di Muggia – Zindis e Fonderia – sono stati realizzati negli anni diversi laboratori, sia per l’attivazione cognitiva che per l’invecchiamento attivo, grazie alla collaborazione con il Programma Habitat Microaree. Tale programma è una progettualità finalizzata soprattutto a produrre salute e sviluppo di comunità, in zone periferiche della città con presenza di abitazioni di edilizia residenziale pubblica, che prende in carico congiuntamente problematiche sanitarie, abitative e sociali. La governance si basa su un’intesa fra azienda sanitaria locale, servizi sociali Comunali, azienda territoriale per l’edilizia residenziale pubblica ed enti del terzo settore.
Anche i programmi di attivazione motoria hanno avuto un buon riscontro. Analoghi programmi, più strutturati e continuati nel tempo, hanno successivamente preso il via in altre zone dell’Ambito Carso Giuliano.
La formazione nelle istituzioni
Creare una DFC significa rendere accessibili i servizi, per favorire la partecipazione civica e il coinvolgimento. In attesa di operare sui luoghi, si opera con le persone, affinché il fattore umano diventi protagonista di un’accessibilità autentica.
Se il servizio sociale era direttamente impegnato nell’ideazione e realizzazione dei progetti, gli altri uffici Comunali andavano coinvolti: questo è stato fatto attraverso incontri formativi/informativi, che hanno riguardato nel tempo vari uffici (cultura, urbanistica, anagrafe e tributi, promozione turistica).
Si è trattato di una formazione breve – di norma un unico incontro, di 2-3 ore – che tuttavia risulta essenziale per aderire al progetto, secondo le raccomandazioni di Federazione Alzheimer Italia: condividere alcune conoscenze di base sulla demenza permette di lavorare con più consapevolezza e di fare rete con più efficacia. Ad esempio, la collaborazione con l’ufficio urbanistica, avviata nel 2022 in occasione del PEBA (Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche), ha permesso di continuare con lo sviluppo di nuove iniziative (quali giardino DFC, percorsi urbani) e di collaborare a progetti nuovi o già in essere: lavorare all’eliminazione delle barriere cognitive, oltre che di quelle architettoniche, consente di avere una Dementia Friendly Community più accogliente anche nei luoghi.
La collaborazione con l’ufficio cultura ha permesso l’elaborazione di percorsi di avvicinamento delle persone con demenza e dei loro caregiver alle realtà culturali del territorio. Da novembre 2022, il Museo d’arte moderna Ugo Carà di Muggia è ufficialmente luogo dementia friendly; ospita regolarmente visite guidate predisposte per persone con demenza e caregiver, ma aperte a chiunque voglia partecipare. Il progetto vuole contrastare il rischio di emarginazione sociale per gli anziani con demenza, favorendo al contempo la sperimentazione di nuove strategie e strumenti nelle attività museali. Anche la biblioteca Comunale è diventata punto dementia friendly. Fra le prime iniziative, l’inaugurazione – durante la giornata mondiale Alzheimer del 2021 – dello Scaffale Viola, che riunisce le pubblicazioni più interessanti per le persone con demenza e i caregiver.
Il coinvolgimento di farmacie, esercizi commerciali e servizi di trasporto
Tra agosto e dicembre 2023 sono state raccolte le adesioni al progetto “Itinerario Gentile” di Muggia, finalizzato alla costruzione di un network di esercizi commerciali informati e sensibili ai temi dell’accoglienza del cliente anziano fragile, delle persone con demenza e dei loro familiari. Il personale ha partecipato a un incontro di formazione e si ritrova annualmente per una condivisione delle esperienze.
L’iniziativa ha coinvolto inizialmente dieci realtà di diverso tipo (supermercati, bar, gelaterie, negozi, liberi professionisti), riconoscibili dall’adesivo Working to become Dementia Friendly. Grazie alla collaborazione con la Pro Loco di Muggia, il numero si sta rapidamente allargando.
Presidio territoriale strategico, la maggior parte delle farmacie di Muggia ha intanto aderito alla proposta di diffondere il materiale informativo sulla Dementia Friendly Community e sui suoi servizi.
La rete dei negozi gentili a Muggia si collega alle realtà già amiche della demenza, come il Museo Ugo Carà e la Biblioteca Guglia, costituendo un “Itinerario Gentile” che è diventato oggetto di interesse di Promoturismo FVG (l’ente pubblico economico regionale deputato alla promozione integrata del territorio), nonché di alcuni tour operator europei.
Nell’ambito del turismo e dei trasporti, dal 2023 anche Delfino Verde – il traghetto che fa la spola tra Trieste e Muggia – è diventato una realtà dementia friendly, con tutti i suoi marinai.
Per informare i cittadini sulle realtà che compongono l’“Itinerario Gentile” è stata creata una mappa, disponibile sul web.
Comunicazione, sensibilizzazione, promozione
Comunicare e sensibilizzare sono due parole-chiave nella realizzazione di una DFC. Le Linee di indirizzo nazionali raccomandano di “aumentare la visibilità della Comunità Amica delle persone con demenza”, per allargare il cerchio della consapevolezza e raggiungere quante più persone possibili. Vari sono gli strumenti che possono essere utilizzati, dagli eventi di sensibilizzazione alle campagne sui più diversi canali mediatici. Pagina web, gruppo Facebook e newsletter trimestrale sono tutti strumenti che si stanno sperimentando per tenere collegata la comunità.
Per quanto riguarda la sensibilizzazione della popolazione e la diffusione di una cultura nuova, più amichevole, un momento privilegiato dell’anno è la giornata (21 settembre) e il mese mondiale dell’Alzheimer (settembre). Qui la sensibilizzazione della collettività in un’ottica comunitaria inclusiva è perseguita con un programma di informazione in grado di coinvolgere persone di tutte le età. A questo scopo in alcune occasioni si è attivato un volontariato a progetto, a cui hanno aderito cittadini dai 17 agli 80 anni, che hanno contribuito in modo attivo alla sensibilizzazione di settembre.
Cruciverbone in piazza, installazioni che simulano i diversi sintomi della demenza, incontri formativi, valutazioni della memoria, Ape-letture e presentazioni di libri, illuminazioni dei monumenti, banchetti informativi con la possibilità di diventare Dementia Friends, interviste social ai diversi protagonisti della DFC (anziani, caregiver, professionisti del mondo sociale e di quello sanitario): mille modi per dare voce a tutti e per trasmettere il senso di inclusività su cui si fonda l’intero progetto delle DFC.
Uno degli elementi più significativi in tutto questo è il progressivo coinvolgimento delle persone anziane e/o con disturbo neurocognitivo non solo come spettatori, ma come attori degli eventi di sensibilizzazione: emblematici in questo senso gli appuntamenti con le Ape-letture, dove i primi anni a condurre le letture c’erano i componenti del Tavolo Promotore, sostituiti negli anni successivi dalle persone anziane partecipanti ai progetti della DFC, dai caregiver, da operatori e ospiti delle case di riposo.

Figura 1 – Un appuntamento di Ape-letture al Circolo della Vela di Muggia (settembre 2025)
L’iniziativa si diffonde, la comunità si muove da sola
Il passaggio di anziani e famiglie da spettatori ad attori degli eventi di sensibilizzazione è un indicatore molto importante della penetrazione della cultura dementia friendly. Similmente, negli anni alcuni soggetti del territorio (fra cui la Pro Loco e alcuni bar) si sono attivati spontaneamente per la DFC, organizzando iniziative di raccolta fondi o di informazione sull’operato di associazioni del territorio.
La collaborazione con il comitato Pari Opportunità di Muggia ha portato all’organizzazione di una conferenza in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, riguardo il tema della violenza sulle donne anziane.
La recentissima adesione della Biblioteca Beethoveniana di Muggia al progetto DFC ha consentito di collaborare all’evento “Beethoven Energia d’Europa”, con incontri di musicoterapia e visite guidate alla mostra in esposizione al Museo Carà, per le persone con deterioramento cognitivo e le loro famiglie.
Sono tutti segnali che la sensibilizzazione funziona e che la Comunità Amica delle persone con demenza sta diventando sempre più “normale”.
Conclusioni
Riuscire a coinvolgere cittadini anziani e non anziani, al punto da diventare protagonisti è senz’altro un ottimo risultato, ma non è sufficiente finchè tutto ciò non diventa continuo nel tempo e finché non si risolve del tutto il problema della misurazione.
Riguardo alla questione della misurazione, non è semplice definire i criteri per misurare l’incidenza di una comunità amica delle persone con demenza. Nel 2017, le Linee di indirizzo nazionali parlavano di autovalutazione, ammettendo che non esistevano ancora dei riferimenti precisi o universalmente riconosciuti. Cinque anni dopo, una rassegna internazionale ha ribadito l’assenza di strumenti condivisi, ma anche la difficoltà di stabilire cosa misurare e come farlo (Diaz, et al., 2022).
Gli studi parlano di indicatori di impatto attraverso i numeri dei Dementia Friends, dei locali e delle attività DFC, nonché il riconoscimento da parte di Federazione Alzheimer Italia. Tutti questi indicatori sono stati utilizzati nella DFC di Muggia, che ogni anno, dal 2020, ottiene da Federazione Alzheimer Italia l’aggiornamento della qualifica di Dementia Friendly Community, a riconoscimento del lavoro fatto.
| Tabella 1 – Alcuni numeri della DFC di Muggia |
| 60 membri del personale del Comune di Muggia e delle cooperative in convenzione, formati alla DFC (ufficio cultura, ufficio urbanistica, servizio sociale, polizia locale, casa di riposo) |
| 130 persone coinvolte ogni anno direttamente nelle attività di sensibilizzazione di settembre (anziani fragili, operatori del territorio, volontari, familiari…) |
| 300 persone circa, raggiunte dagli eventi di sensibilizzazione in presenza ogni anno |
| 30 esercizi commerciali coinvolti nell’Itinerario Gentile |
| 85 visitatori all’anno nelle visite guidate in museo |
| 30 familiari che frequentano i gruppi ABC di Muggia e Sistiana |
| 40 anziani che partecipano regolarmente ai gruppi di Sgonico e S.Dorligo-Dolina |
Rimane tuttavia aperta la questione di cosa e quanto misurare. Come ogni fenomeno sociale, anche la DFC è caratterizzata da un’elevata complessità: si rischia da un lato di non cogliere gli indicatori più adeguati, dall’altro di annacquare nelle statistiche la ricchezza delle storie di vita e dei cambiamenti che la DFC ha portato. Il Tavolo Promotore può farsi luogo di riflessione su questi aspetti, ma si aggiunge il pensiero del tempo e delle risorse da destinare alla pur imprescindibile misurazione.
Il fattore tempo è l’altro elemento significativo. Una comunità, per crescere, ha bisogno di tempo. I cambiamenti culturali e strutturali richiedono tempo. Non è pensabile un approccio “mordi e fuggi”. Ci sono, certo, obiettivi che bisogna darsi a breve e brevissimo termine. C’è l’urgenza dei numeri crescenti delle persone con demenza e della complessità dei loro bisogni, quindi bisogna partire subito, per dare risposte anche temporanee ma che facciano sentire accolte le persone e che aiutino almeno un po’ ad affrontare le situazioni.
Ma poi bisogna allungare lo sguardo, lavorare a obiettivi di medio e lungo termine, uscire da logiche mercantili e propagandistiche, inserirsi in un discorso autenticamente politico, che cioè si preoccupi di curare la manutenzione di una casa che sappia essere realmente comune, realmente di tutti, giardino compreso.
NOTE
BIBLIOGRAFIA
Diaz L.G., Durocher E., Gardner P., McAiney C, Mokashi V., Letts L. (2022), Assessment tools for measurement of dementia-friendliness of a community. A scoping review, in Dementia, 21(5):1825-1855.
Vigorelli P. (2017), L’approccio capacitante. Come prendersi cura degli anziani fragili e delle persone malate di Alzheimer, FrancoAngeli.