Contrastare la solitudine delle persone anziane. L’esperienza dell’ASP Ambito 9 di Jesi

La solitudine delle persone anziane rappresenta una sfida emergente per i sistemi di welfare, distinta ma spesso intrecciata a condizioni di fragilità e non autosufficienza. L’esperienza dell’ASP Ambito 9 di Jesi evidenzia come il suo contrasto richieda risposte che vadano oltre la dimensione assistenziale. Personalizzazione degli interventi, lavoro di rete e valorizzazione delle risorse comunitarie delineano un welfare di prossimità in cui la relazione diventa parte integrante della presa in carico.

2 Novembre 2026

Numero 5-2026

di Sara Molinari (Responsabile U.O.C. Anziani ASP Ambito 9) Veronica Scotto (Assistente Sociale U.O.C. Anziani ASP Ambito 9)

Nel contesto del progressivo invecchiamento della popolazione (ISTAT, 2025), il benessere delle persone anziane non può essere ricondotto esclusivamente alla risposta ai bisogni di cura e assistenza, ma comprende anche la qualità delle relazioni e della partecipazione sociale. In questa prospettiva, la solitudine assume una particolare rilevanza. La solitudine non coincide necessariamente con l’assenza di familiari o con l’indisponibilità di servizi. Questa condizione può manifestarsi anche quando l’anziano riceve cure adeguate, ma vengono meno le occasioni di relazione con gli altri e il riconoscimento all’interno della comunità. La letteratura scientifica e i principali organismi internazionali evidenziano come l’isolamento sociale possa incidere negativamente sul benessere psicologico, sulla salute fisica, sulle capacità cognitive e, più in generale, sulla qualità della vita delle persone anziane (Holt-Lunstad et al., 2015; National Academies of Sciences, Engineering and Medicine, 2020; WHO, 2025).

 

Lo sviluppo del progetto a contrasto della solitudine degli anziani: un lavoro di squadra

Per rispondere alla crescita dell’isolamento sociale degli anziani, l’ASP Ambito 9 di Jesi, negli ultimi anni ha sviluppato un percorso mirato volto favorire l’inclusione sociale delle persone anziane residenti nei 21 Comuni del territorio. L’esperienza non nasce dall’applicazione di un modello predefinito, ma da un processo di ascolto del territorio, dalla sperimentazione di nuove azioni e dal continuo adattamento degli interventi realizzati. Questo approccio ha consentito di consolidare una metodologia di lavoro fondata su risposte personalizzate, sulla valorizzazione delle risorse comunitarie e sulla collaborazione tra servizi sociali, volontariato e Terzo Settore.

Nello specifico, nel corso del 2022, l’ASP Ambito 9 ha avviato un’analisi del fenomeno a partire dall’osservazione diretta e quotidiana degli operatori sociali e domiciliari. Dalla loro esperienza sul campo è emerso che molte persone anziane, pur ricevendo interventi assistenziali adeguati, vivessero un progressivo impoverimento relazionale: i contatti sociali si riducevano e diventava sempre più difficile mantenere una partecipazione attiva alla vita della comunità. L’ASP ha contestualmente promosso un percorso partecipato che ha coinvolto associazioni di volontariato, organizzazioni del Terzo Settore, comitati di quartiere, parrocchie, amministrazioni comunali e realtà culturali del territorio. Parallelamente, gli assistenti sociali dell’Unità Operativa Anziani e gli operatori del Servizio di Assistenza Domiciliare gestito dalla Cooperativa Sociale Cooss Marche hanno contribuito alla raccolta sistematica di osservazioni e informazioni maturate nel lavoro di prossimità con gli anziani e le loro famiglie.

 

Come ascoltare il territorio per comprendere la solitudine e promuovere il lavoro di rete

Il primo tavolo di lavoro, organizzato nel 2022 dall’ASP Ambito 9, ha permesso di condividere i bisogni emersi dal Profilo di Comunità dell’Ambito Territoriale Sociale 9 e di raccogliere proposte operative da parte di numerose realtà territoriali, tra cui Croce Rossa Italiana, AVULSS, Anteas, Alzheimer Marche, Caritas, UISP, Cooss Marche e altre organizzazioni impegnate nei servizi rivolti alla popolazione anziana. L’incontro ha rappresentato un importante momento di riflessione collettiva e di confronto sul fenomeno della solitudine e sulle possibili strategie di contrasto da sviluppare in modo coordinato, e ha avviato un percorso di collaborazione proseguito nel tempo grazie al costante coordinamento con la Cooperativa Sociale Cooss Marche.

Un passaggio particolarmente significativo è stato rappresentato dall’utilizzo delle Schede di Potenziamento delle Risorse, strumento introdotto dalla suddetta cooperativa nel 2022 nell’ambito dei servizi domiciliari a favore degli anziani, pensato non per rilevare esclusivamente bisogni assistenziali, ma per conoscere la persona nella sua complessità: interessi, desideri, relazioni, capacità residue, aspettative e risorse attivabili nel contesto di vita. Su un bacino di circa 110 beneficiari del Servizio di Assistenza Domiciliare e dei progetti Home Care Premium residenti nei Comuni dell’Ambito, sono state raccolte 75 schede personali che hanno restituito un quadro estremamente eterogeneo. Per molti anziani, le giornate continuavano a essere scandite da interessi quotidiani come passeggiare, leggere, ascoltare musica, giocare a carte, seguire programmi televisivi o mantenere rapporti con amici e vicini di casa. Al contrario, nelle situazioni segnate da rilevanti limitazioni fisiche o cognitive, individuare attività stimolanti o risorse personali da valorizzare risultava ben più complesso. Un dato particolarmente significativo emerso dall’indagine riguarda il divario tra supporto assistenziale e benessere relazionale: pur ricevendo un aiuto concreto nella gestione di tutti i giorni, molti anziani soffrivano comunque di una profonda solitudine e povertà relazionale. Dall’analisi sono emerse anche marcate differenze tra la popolazione dei centri più serviti e quella dei piccoli comuni o delle aree rurali dell’Ambito Territoriale 9, dove le difficoltà di spostamento rappresentano fattori di potenziale isolamento sociale.

Fin dalle fasi iniziali del progetto, l’ASP Ambito 9 ha puntato alla costruzione e al consolidamento di una rete territoriale unita dal comune interesse nel contrastare la solitudine e l’isolamento sociale della popolazione anziana residente nelle comunità. Tra il 2022 e il 2024 sono stati promossi ulteriori momenti di confronto e sensibilizzazione con amministrazioni comunali, organizzazioni sindacali, associazioni di volontariato, cooperative sociali, enti del Terzo Settore e altri soggetti attivi nei territori che hanno permesso di attenzionare, in modo condiviso, le fragilità emergenti, e progettare insieme modalità innovative per favorire occasioni di socialità per le persone anziane a rischio di isolamento.

Il percorso è proseguito con la presentazione delle progettualità all’Università degli Adulti nel maggio 2025 con la finalità di coinvolgere la popolazione anziana attiva, fino al “Tavolo di confronto sui servizi per anziani” del febbraio 2026, dove sono stati condivisi – con tutti gli attori attivi nel territorio – i risultati ottenuti dall’inizio delle progettualità (dal 2023, i laboratori e le iniziative comunitarie hanno registrato 233 partecipazioni complessive). Anche in questa sede, il confronto tra i partecipanti ha confermato la necessità di rafforzare il coordinamento, migliorare l’informazione sui servizi e sviluppare insieme nuove progettualità finalizzate a promuovere il benessere e la partecipazione sociale della popolazione anziana. L’elemento qualificante dell’esperienza è stata proprio la capacità della rete di far dialogare i diversi attori del territorio, ponendo le basi per un welfare di comunità condiviso, prima ancora di porre ragionamenti operativi per l’attuazione dei singoli interventi.

 

Dalla lettura dei bisogni alla costruzione della metodologia di intervento

Le sperimentazioni delle prime attività sul territorio sono state avviate nel 2023 coinvolgendo gli utenti del Servizio di Assistenza Domiciliare gestito dalla Cooperativa Sociale Cooss Marche. Grazie alla mediazione degli operatori domiciliari, che conoscevano le storie, gli interessi e le caratteristiche degli anziani, si è cercato di far conoscere tra loro anziani in carico al Servizio Sociale che, pur vivendo nello stesso territorio, spesso non avevano possibilità di conoscersi. Tuttavia, l’esperienza sul campo ha rapidamente evidenziato come la solitudine non possa essere affrontata esclusivamente attraverso la proposta di attività aggregative e ha consentito di porre in evidenza aspetti inizialmente non considerati:

  • Ostacoli individuali: problemi di salute, limiti motori o cognitivi hanno reso difficile la partecipazione di molti anziani, mentre altri – pur godendo di una buona mobilità – non mostravano interesse a stringere nuove amicizie o consideravano sufficiente la propria rete familiare;
  • Limiti dell’aggregazione forzata: far incontrare persone sconosciute non genera automaticamente legami significativi o un senso di appartenenza.

Il progetto si è quindi orientato su una duplice strategia: promuovere opportunità di partecipazione e invecchiamento attivo per gli anziani autosufficienti interessati ad attività aggregative e realizzare interventi personalizzati di compagnia domiciliare per le persone più fragili, puntando su relazioni significative e risorse di comunità anziché su attività standardizzate.

Tabella 1 – Partecipazione alle attività di contrasto alla solitudine promosse dall’ASP Ambito 9 (2023-2026)

Attività Partecipanti

Corsi di alfabetizzazione digitale

113
Mental fitness 40
Laboratori teatrali 25
Musicoterapia 25
Arteterapia 11
Circolo di lettura 10
Percorsi di compagnia domiciliare 9
Laboratorio Orto del Sorriso 5
Laboratorio autobiografico 4
Fonte: elaborazione ASP Ambito 9 su dati di monitoraggio delle attività (2023-2026)

 

Le attività per la popolazione anziana autosufficiente: promuovere le relazioni per contrastare la solitudine

Dall’ultimo trimestre 2023, per gli anziani autosufficienti sono stati avviati corsi di alfabetizzazione digitale. Con la collaborazione in essere tra ASP Ambito 9 e Croce Rossa Italiana e i giovani del Servizio Civile Universale, i percorsi hanno offerto un affiancamento pratico sull’utilizzo di smartphone, messaggistica ed email. Il successo dell’iniziativa ha ampliato la rete ad altri partner (Centro per l’Impiego, CISL Pensionati nell’edizione del giugno 2026 e il Liceo Scientifico “Leonardo Da Vinci”). Particolarmente significativa è stata l’edizione dell’autunno 2025 con il Liceo Da Vinci, dove gli studenti — affiancati da un tecnico informatico e premiati con crediti formativi — hanno fatto da tutor agli anziani sull’uso di social network, SPID e servizi digitali della Pubblica Amministrazione. Un ulteriore valore aggiunto è derivato dalla collaborazione con la Regione Marche, che ha messo a disposizione un facilitatore digitale con funzioni di coordinamento e supporto metodologico, contribuendo a rendere il percorso accessibile e inclusivo per tutti i partecipanti.

Box 1 – Un incontro del corso di alfabetizzazione digitale

Fonte: immagine fornite dalle autrici

Al di là dell’apprendimento tecnico, l’iniziativa si è trasformata in uno spazio di socializzazione e scambio intergenerazionale: gli anziani hanno condiviso esperienze tra loro, trovando nei giovani tutor interlocutori pazienti con cui superare la diffidenza verso il digitale.  Tra il 2023 e il 2026 sono pervenute 165 richieste di accesso a queste iniziative, con il coinvolgimento di 113 anziani in diverse edizioni. Il risultato principale è stato l’utilizzo della tecnologia come occasione concreta per uscire dall’isolamento, rafforzare l’autonomia e creare nuovi legami di comunità.

Un’altra esperienza particolarmente significativa è stata quella del Circolo di Lettura, realizzato in collaborazione con l’Associazione Letture ad Alta Voce, il Comune di Jesi e la Biblioteca dei Ragazzi di Jesi, che ha coinvolto dieci anziani dell’Ambito 9. Gli incontri, basati sulla lettura ad alta voce di testi selezionati da volontari, hanno usato il libro come “mediatore relazionale”: la lettura ha stimolato ricordi, riflessioni su infanzia, lavoro e vita familiare, creando un clima di fiducia. Oltre a favorire la stimolazione cognitiva e il piacere di leggere, l’iniziativa si è dimostrata un efficace strumento contro l’isolamento, trasformandosi per i partecipanti in un appuntamento di ascolto, valorizzazione e appartenenza comunitaria.

Il laboratorio teatrale condotto con l’impresa sociale Teatro Giovani Teatro Pirata rappresenta un’altra esperienza di successo. La prima edizione (“Narrazioni di Comunità“, autunno 2024) ha coinvolto 11 anziani over 65, di cui 6 del territorio e 5 ospiti della Casa di Riposo “Vittorio Emanuele II” di Jesi. L’obiettivo non era la messa in scena di una rappresentazione teatrale in senso tradizionale, ma la creazione di uno spazio protetto d’espressione e condivisione. Attraverso esercizi su voce, movimento, ascolto e narrazione autobiografica, i partecipanti hanno riscoperto risorse personali, trasformando i propri vissuti in materia di lavoro collettivo e rafforzando il senso di appartenenza. L’esperienza si è conclusa con una restituzione pubblica aperta alla comunità, che ha valorizzato la memoria e le storie degli anziani coinvolti. Il successo del primo laboratorio ha portato alla seconda edizione del 2026, intitolata “Fisionomia di una storia”. Attraverso il linguaggio teatrale, i 14 partecipanti — tra anziani del territorio e ospiti delle strutture residenziali — hanno esplorato l’aspetto, i segni e i profili nascosti delle proprie memorie individuali e collettive. Il valore dell’iniziativa risiede nel processo relazionale: la presenza di persone con diversi livelli di autonomia ha generato spontanee dinamiche di mutuo aiuto, con i partecipanti più autosufficienti che hanno sostenuto i più fragili. Ancora una volta, al di là dell’esito performativo, il teatro si è confermato uno strumento di inclusione e benessere, permettendo agli anziani di raccontarsi e riaffermare il proprio ruolo attivo nella comunità.

Accanto alle proposte culturali, il progetto ha introdotto attività dedicate al benessere psicologico e alla stimolazione cognitiva. Queste attività condividono una convinzione di fondo: il contrasto alla solitudine non passa esclusivamente attraverso la creazione di momenti di aggregazione, ma richiede la costruzione di contesti in cui le persone possano sentirsi ascoltate, riconosciute e valorizzate nelle proprie esperienze di vita. In questa cornice si inserisce il laboratorio autobiografico gratuito “Io mi ricordo ancora”, ideato con ANFFAS Jesi. Attraverso scrittura, lettura ad alta voce e condivisione dei ricordi (infanzia, lavoro, famiglia), i partecipanti hanno trasformato la memoria individuale in un patrimonio collettivo. L’attività ha abbinato la stimolazione cognitiva alla nascita di nuovi legami, facendo della scrittura uno strumento di benessere, espressione e riconoscimento reciproco.

Particolarmente apprezzati sono stati inoltre i laboratori di arteterapia realizzati sia con gli anziani residenti nel territorio, sia con gli ospiti delle strutture residenziali gestite dall’ASP Ambito 9. Attraverso l’utilizzo di colori, materiali artistici e tecniche creative, i partecipanti hanno potuto sperimentare modalità espressive diverse da quelle abitualmente utilizzate nella comunicazione quotidiana, facilitando l’emersione di emozioni e ricordi, puntando sul valore del processo creativo e sulla condivisione di gruppo anziché sul risultato estetico.

Box 2 – Un incontro del laboratorio di arteterapia

Fonte: immagine fornite dalle autrici

La musicoterapia — proposta presso il Centro “Divertirsi Insieme” dell’AVULSS, il Caffè Alzheimer e diverse residenze dell’ASP — si è dimostrata particolarmente efficace anche in presenza di fragilità cognitive o relazionali elevate. Attraverso ascolto, canto e ritmo, la musica ha riattivato ricordi e capacità comunicative, favorendo un’interazione spontanea e un clima fortemente inclusivo. Tra le attività per il benessere emotivo rientrano i percorsi di pet therapy condotti al Caffè Alzheimer e al Centro Diurno Demenze “Cassio Morosetti” di Jesi. L’interazione con gli animali ha fornito un forte stimolo affettivo e sensoriale, sollecitando attenzione e partecipazione soprattutto negli anziani con decadimento cognitivo. Sul fronte della prevenzione e dell’invecchiamento attivo, il corso di Mental fitness — promosso all’interno del progetto MAPPET con la Fondazione Cariverona — ha coinvolto circa 40 partecipanti in esercizi per memoria, attenzione e problem solving. Oltre al potenziamento cognitivo, gli incontri hanno favorito la socializzazione, stimolando l’autostima e contrastando il rischio di isolamento. Per valorizzare il patrimonio agricolo locale e promuovere l’invecchiamento attivo, l’ASP Ambito 9 ha sviluppato diverse iniziative comunitarie tra cui:

  • Laboratorio di marmellate: svoltosi presso l’Orto del Sorriso di Jesi, ha coinvolto 5 partecipanti nella preparazione delle conserve e in un pranzo finale. Attraverso il lavoro manuale, lo scambio di ricette e i ricordi familiari, un’attività legata alla tradizione si è trasformata in un’occasione per creare familiarità e valorizzare saperi storici;
  • Passeggiate intergenerazionali: progettate con l’ETS UISP di Jesi nei comuni dell’Ambito, queste uscite hanno unito l’attività motoria alla scoperta del territorio. Coinvolgendo anziani, volontari e cittadini di varie età (con una prima fase di 9 passeggiate e la riproposta nel 2026), l’iniziativa ha integrato il movimento fisico con l’incontro informale tra generazioni.

Box 3 – Passeggiata intergenerazionale

Fonte: immagine fornite dalle autrici

Tutti i percorsi realizzati — dall’arte alla musica, dalla scrittura al movimento fino ai laboratori manuali — condividono la medesima visione: il benessere anziano supera la mera assistenza e si fonda sulla possibilità di esprimersi, apprendere e sentirsi parte attiva della comunità.

 

Quando uscire di casa non è possibile: la compagnia domiciliare

La sperimentazione del 2022 ha evidenziato come una parte significativa di anziani fragili non potesse accedere alle attività aggregative comunitarie a causa di problemi di salute, limitazioni motorie o difficoltà negli spostamenti, pur esprimendo un forte bisogno relazionale. Per raggiungere chi rischiava di rimanere escluso, l’ASP Ambito 9 ha capovolto la prospettiva, portando la relazione direttamente nei luoghi di vita domestici. Nel 2024 è stato così avviato un progetto strutturato di compagnia domiciliare in collaborazione con Enti del Terzo Settore (tra cui Croce Rossa Italiana, AVULSS e ANFFAS). Fin dalla sua ideazione, l’intervento è stato concepito come un percorso aperto e progressivamente implementabile, fondato sulla convinzione che il contrasto alla solitudine richieda il coinvolgimento del maggior numero possibile di realtà associative e di volontariato presenti sul territorio. L’obiettivo non è soltanto ampliare le opportunità di incontro tra volontari e anziani fragili, ma costruire una rete di prossimità capace di raggiungere in modo capillare i 21 Comuni dell’Ambito, valorizzando le risorse già presenti nelle comunità locali.

L’attivazione del servizio non nasce da procedure standardizzate ma prende forma nell’ambito del lavoro quotidiano degli Assistenti sociali dell’Unità Operativa Anziani. Spesso il bisogno di relazione emerge infatti nel corso della presa in carico, durante un colloquio, una visita domiciliare o attraverso le segnalazioni dei familiari e degli stessi operatori che frequentano la persona. Accertato lo stato di isolamento, il Servizio Sociale dell’ASP individua nella rete associativa un volontario affine all’anziano per interessi, disponibilità o vicinanza. L’obiettivo non è una semplice assegnazione, ma l’auspicio della nascita di un legame autentico. Il primo incontro a domicilio viene per questo mediato da assistenti sociali e referenti dell’associazione coinvolta, così da garantire un contesto protetto per facilitare la conoscenza e far emergere passioni comuni. In seguito, la relazione prosegue spontaneamente con ritmi concordati: chiacchierare, passeggiare, leggere o giocare a carte sono solo pretesti; ciò che conta è la qualità della presenza e la continuità del legame.

Durante il percorso, gli operatori dell’Ufficio Anziani dell’ASP mantengono contatti periodici sia con l’anziano sia con il volontario per monitorare l’andamento e offrire supporto. La flessibilità è l’elemento distintivo: le relazioni possono proseguire spontaneamente a lungo o essere rimodulate in base all’evoluzione dei bisogni e delle disponibilità. In alcuni casi, la durata dell’intervento è legata a progettualità specifiche: ne è un esempio l’esperienza condotta nel biennio 2025-2026 da due giovani del Servizio Civile Universale, impegnati per 12 mesi con due anziane sole e una coppia. Ad oggi sono stati attivati percorsi di compagnia domiciliare per nove anziani dell’Ambito. Sebbene numericamente contenuti, questi interventi hanno dimostrato che la presenza costante di una persona disposta all’ascolto incide profondamente sulla qualità della vita della persona anziana: la relazione stessa non è soltanto uno strumento, ma il risultato principale del progetto.

Il servizio si trova al momento in una fase di affinamento e, dato il suo carattere sperimentale, non è ancora stato disciplinato da un regolamento specifico, né inserito nella Carta dei Servizi. L’ASP Ambito 9 sta tuttavia lavorando alla sua sistematizzazione, raccogliendo i risultati emersi sul campo per definire procedure condivise e consolidare un modello replicabile e sostenibile. La compagnia domiciliare si configura così come un vero laboratorio di innovazione sociale, attraverso il quale l’Ente sperimenta nuove modalità di presa in carico per i bisogni relazionali della popolazione anziana.

Tabella 2 – Quando la relazione è la risposta. Il caso di A.G., beneficiaria del servizio di compagnia domiciliare

La storia di A.G., settantenne con grave ipovisione che vive sola, illustra il valore di questo intervento. Durante la valutazione del Servizio Sociale Professionale è emerso che il suo bisogno primario, oltre all’assistenza pratica, era il contrasto a un profondo isolamento relazionale. La ricerca di compagnia la portava talvolta ad affidarsi a conoscenti occasionali anche per la gestione della casa, esponendola a potenziali rischi.

L’Unità Operativa Anziani ha quindi strutturato una risposta integrata: telesoccorso, per garantire sicurezza e monitoraggio costante; servizio di Assistenza Domiciliare (SAD), per la cura dell’ambiente domestico; compagnia domiciliare, attivata con la Croce Rossa Italiana e due giovani del Servizio Civile Universale, presenti una volta a settimana. Con il tempo, tra la persona anziana e i due giovani è nata una relazione autentica fatta di ascolto, passeggiate e dialogo: un appuntamento atteso per la signora e un’opportunità di crescita per i  volontari. Questa situazione ha dimostrato che la compagnia domiciliare svolge una duplice funzione: risponde al bisogno affettivo e presidia il benessere quotidiano dell’anziano, prevenendo situazioni di vulnerabilità. La relazione si conferma così non una misura sostitutiva dell’assistenza, ma una componente essenziale per la sicurezza, l’autonomia e la qualità della vita.

Fonte: elaborazione delle autrici

Risultati, apprendimenti e prospettive per il welfare territoriale

Al di là dei dati quantitativi, il risultato principale dell’intero progetto risiede nella creazione di una rete territoriale stabile tra servizi sociali, enti del Terzo Settore, associazioni, istituzioni culturali e cittadini. L’esperienza condotta dall’ASP Ambito 9 offre tre indicazioni chiave per la programmazione dei servizi:

  1. La solitudine ha una sua dimensione specifica e non rappresenta una conseguenza automatica di altre condizioni di fragilità o semplice conseguenza della perdita di autosufficienza;
  2. La presa in carico deve superare la sola dimensione assistenziale, valorizzando la storia, gli interessi e le risorse residue di ciascuno;
  3. Il contrasto all’isolamento delle persone anziane richiede risposte corali: solo l’azione integrata tra servizi pubblici, volontariato e reti civiche di prossimità garantisce un impatto reale e duraturo.

 

Conclusioni: costruire comunità che si prendono cura

L’esperienza dell’ASP Ambito 9 di Jesi evidenzia che il contrasto alla solitudine non si riduce a eventi ricreativi o prestazioni assistenziali, ma richiede la creazione di contesti in cui gli anziani mantengano relazioni significative e un ruolo attivo nella comunità. La solitudine è una questione sociale che interpella l’intero territorio, trovando risposta nell’integrazione tra servizi professionali, Terzo Settore, volontariato e reti di prossimità cittadine. 

Il percorso ha tuttavia evidenziato alcune criticità operative:

  • eterogeneità dei bisogni: la necessità di personalizzare gli interventi per chi rifiuta o non può accedere ad attività collettive;
  • barriere logistiche: i limiti di mobilità e spostamento, specialmente nei Comuni più piccoli;
  • sostenibilità organizzativa: la sfida di garantire continuità ai progetti e ricambio costante ai volontari;
  • valutazione d’impatto: l’esigenza di adottare strumenti strutturati per misurare gli effetti degli interventi sul benessere relazionale.

Queste criticità tracciano le linee di sviluppo future: rafforzare la rete territoriale, ampliare la compagnia domiciliare, consolidare l’invecchiamento attivo e intercettare precocemente l’isolamento prima che degeneri in grave fragilità. In un contesto demografico caratterizzato dal progressivo invecchiamento della popolazione, promuovere partecipazione e appartenenza non è un elemento accessorio del welfare, ma un presupposto essenziale per tutelare dignità, salute e qualità della vita. L’esperienza dell’ASP Ambito 9 conferma che, accanto alle risposte assistenziali, è la relazione autentica a segnare il passaggio fondamentale dall’essere semplicemente assistiti al sentirsi parte di una comunità.

NOTE

    BIBLIOGRAFIA

    Holt-Lunstad J., Smith T.B., Baker M., Harris, T., Stephenson D. (2015), Loneliness and Social Isolation as Risk Factors for Mortality: A Meta-Analytic Review, in Perspectives on Psychological Science, 10(2), 227-237. DOI: 10.1177/1745691614568352.

    ISTAT (2025), Rapporto Annuale 2025. La situazione del Paese, Roma.

    National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine (2020), Social Isolation and Loneliness in Older Adults: Opportunities for the Health Care System, Washington, DC: The National Academies Press. DOI: 10.17226/25663.

    World Health Organization (2025), Reducing Social Isolation and Loneliness among Older People.

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