30 Marzo 2026 | Esperienze

Costruire una Comunità Amica della Demenza: l’esperienza della città di Bari

Chi si impegna nella creazione e sviluppo di una Dementia Friendly Community intraprende e percorre un cammino che coinvolge nel percorso non solo le persone e le famiglie colpite dalla demenza, ma anche i cittadini di varia età che abitano un determinato territorio. L’articolo ci accompagna alla scoperta di nascita e crescita della DFC di Bari, finora l’unica DFC realizzata in un capoluogo di regione che interessi l’intera città: un modello comunitario e inclusivo, replicabile in altri contesti.

Costruire una Comunità Amica della Demenza: l’esperienza della città di Bari

Come è noto, in Italia – come nel resto d’Europa – l’invecchiamento della popolazione sta trasformando profondamente il tessuto sociale. La malattia di Alzheimer e le altre forme di demenza rappresentano una delle sfide più complesse: non solo per l’impatto sanitario, ma soprattutto per le ricadute sulla vita quotidiana di persone e famiglie. In questo scenario, l’idea di Comunità Amica della Demenza (Dementia Friendly Community – DFC) si sta affermando come un approccio innovativo, capace di unire istituzioni, cittadini, imprese e realtà associative in un progetto condiviso di inclusione.

 

L’esperienza della città di Bari rappresenta un modello replicabile: un percorso nato dall’ascolto dei bisogni delle famiglie di persone con demenza, cresciuto progressivamente e capace di trasformare l’intero territorio metropolitano in un laboratorio di buone pratiche.

 

 

Le origini: primi passi nel municipio 2 della città

Il progetto prende forma nel 2019, nel municipio 2 di Bari, grazie alla collaborazione tra l’associazione Alzheimer Bari e un gruppo di cittadini attivi. L’obiettivo iniziale del progetto è stato quello di intervenire sui contesti di vita quotidiana, per ridurre le barriere ambientali e sociali che ostacolano la partecipazione delle persone con demenza.

 

Il primo passo concreto è un accordo con 13 supermercati del territorio. Durante gli incontri formativi, gli addetti vengono accompagnati a comprendere quali difficoltà possa incontrare una persona con demenza in un’azione apparentemente banale come fare la spesa; imparano a riconoscere comportamenti riconducibili a possibili stati di disorientamento o difficoltà cognitive, a utilizzare strategie comunicative non stigmatizzanti e a gestire situazioni critiche con discrezione, evitando di compromettere l’autonomia della persona.

 

La formazione non si limita a fornire informazioni tecniche: punta a valorizzare il ruolo di chi lavora in luoghi di frequentazione quotidiana, mostrando come anche un piccolo gesto – un sorriso, una parola gentile, un aiuto discreto – possa fare una grande differenza. È un cambio di prospettiva: non più semplici addetti alla vendita, ma attori di un processo di inclusione.

 

 

Una rete che si espande: dalla scuola al commercio

Il successo del progetto pilota favorisce una rapida espansione. Le scuole diventano uno dei primi ambiti a essere coinvolti: 9 distretti scolastici aderiscono alle attività di sensibilizzazione, accettando di parlare agli studenti di memoria, emozioni e demenza. Tali attività contribuiscono a ridurre lo stigma e a promuovere una cultura dell’inclusione sin dalle fasce più giovani della popolazione.

 

Parallelamente nasce la rete dei “negozi gentili”, esercizi commerciali che scelgono di formarsi per diventare luoghi accoglienti per persone con demenza e caregiver. Anche l’Orto Domingo – significativa esperienza di agricoltura urbana e riqualificazione sociale – entra nel progetto, offrendo uno spazio urbano dedicato ad attività inclusive e laboratori esperienziali che coinvolgono famiglie, anziani e studenti.

 

Questa espansione dimostra che la DFC non è un intervento settoriale, ma un processo trasversale che coinvolge attori diversi e contesti differenti, creando una rete di prossimità che sostiene la persona con demenza nei luoghi che frequenta quotidianamente.

 

 

Dal municipio al territorio metropolitano: Bari Comune Amico della Demenza

La crescente richiesta da parte di altri municipi e realtà del territorio spinge nel 2023 Bari a diventare ufficialmente Comune Amico della Demenza, prima città metropolitana italiana a ottenere questo riconoscimento.

 

Figura 1 – Nascita della DFC di Bari

 

L’espansione non è solo geografica: è culturale. Il riconoscimento comporta l’avvio di un coordinamento interistituzionale più strutturato, la definizione di standard condivisi, l’integrazione delle azioni con i servizi sociosanitari e il coinvolgimento dei municipi limitrofi. Costruire una rete omogenea significa condividere linguaggi, strumenti, obiettivi. Significa adottare un approccio sistemico, capace di coinvolgere enti locali, servizi sanitari, associazioni, imprese e cittadini.

 

 

Formazione e sensibilizzazione: il cuore del cambiamento

Uno dei pilastri del progetto è la formazione. Non riguarda solo gli operatori sanitari, ma tutte le figure che possono incontrare una persona con demenza nella vita quotidiana: parroci, vicari, studenti di medicina, vigili urbani e volontari partecipano a percorsi formativi che affrontano sia gli aspetti clinici della demenza, sia le modalità di relazione più efficaci.

 

Per i percorsi formativi vengono spesso utilizzati i visori di realtà virtuale, che permettono di sperimentare in prima persona alcune delle difficoltà percettive e cognitive che possono accompagnare la demenza. Attraverso simulazioni immersive, i discenti possono “mettersi nei panni” di una persona con demenza durante situazioni quotidiane, come fare la spesa al supermercato, passeggiare in un parco o partecipare a momenti familiari come la cena di Natale. L’esperienza con i visori consente di comprendere in modo più profondo il disorientamento, la confusione sensoriale e l’ansia che possono emergere in contesti apparentemente ordinari, rafforzando l’empatia e migliorando la capacità di relazione da parte di chi opera a contatto con il pubblico.

 

Particolarmente significativo è il lavoro svolto con la Polizia Locale. Durante gli incontri di formazione sono stati illustrati protocolli operativi per la gestione di persone disorientate nello spazio pubblico, un tema cruciale per la sicurezza e la tutela della dignità. Per molti vigili urbani si tratta di un cambio di prospettiva: non solo intervenire in una situazione critica, ma farlo in modo rispettoso e consapevole, evitando di generare ulteriore confusione o paura.

 

 

Le farmacie: un presidio di prossimità

Tra i progetti più innovativi vi è quello dedicato alle farmacie, pensato per rafforzare il loro ruolo come punto di riferimento sanitario di prossimità. L’iniziativa prevede interventi per ridurre le barriere architettoniche, percorsi di formazione specifica per il personale e l’organizzazione di settimane di prevenzione.

 

Nell’ambito del progetto, alle farmacie sono stati distribuiti flyer informativi, contenenti illustrazioni e schede visive che rappresentano i principali segnali della demenza. Il materiale, pensato per essere facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori, ha l’obiettivo di aiutare cittadini e caregiver a riconoscere precocemente eventuali campanelli d’allarme e a rivolgersi tempestivamente ai servizi sanitari.

 

Per i professionisti del settore, questo rappresenta un esempio concreto di come la farmacia possa evolvere da semplice luogo di dispensazione del farmaco a presidio sociosanitario integrato, capace di intercettare precocemente segnali di fragilità, informare la popolazione e orientare le famiglie verso i servizi più adeguati.

 

 

L’incontro tra generazioni: “Come prima, più di prima”

Uno dei progetti più emozionanti è quello che coinvolge bambini e anziani del Centro Diurno Integrato “Regina Mundi”: 10 classi delle scuole elementari partecipano a un percorso intergenerazionale articolato in laboratori di reminiscenza, giochi tradizionali, letture, attività musicali e gastronomiche. Le attività proposte creano un terreno comune tra bambini e anziani, favorendo uno scambio che ha effetti misurabili.

 

Figura 2 – Un momento del progetto “Come prima, più di prima”

 

I bambini sviluppano una maggiore empatia e una comprensione più profonda dell’invecchiamento, mentre gli anziani ritrovano un ruolo sociale e un senso di riconoscimento. In questo contesto, la demenza smette di essere un tema spaventoso e diventa un’esperienza umana da comprendere e condividere.

 

 

La città come spazio terapeutico diffuso

La DFC barese si sviluppa anche attraverso iniziative pubbliche che trasformano la città in un ambiente terapeutico diffuso: passeggiate inclusive, Caffè Alzheimer, celebrazioni delle giornate mondiali della demenza, tavoli di ascolto nei quartieri, gruppi di cammino e infopoint territoriali contribuiscono a creare occasioni di socialità e informazione.

 

La dimensione comunitaria del progetto si esprime anche attraverso iniziative culturali e artistiche che coinvolgono direttamente le persone con demenza, i loro familiari e i volontari dell’associazione. Un esempio significativo è la partecipazione al progetto “Murà”, un’opera di street art che si sviluppa lungo 300 metri del muro perimetrale del futuro Parco della Giustizia di Bari. L’iniziativa ha coinvolto oltre 150 artisti di ogni età e ha trasformato lo spazio urbano in un grande racconto collettivo dedicato ai valori della giustizia, della legalità e della tutela dell’ambiente. Anche persone con demenza, familiari e volontari dell’associazione Alzheimer Bari hanno preso parte alla realizzazione dell’opera, contribuendo a un processo creativo condiviso che ha rafforzato il senso di appartenenza alla comunità e la visibilità sociale delle persone che convivono con la malattia.

 

Figura 3 – Un progetto di street art

 

Nel cuore della città è stato inoltre inaugurato nel 2025 un Infopoint Dementia Friendly, realizzato dall’associazione Alzheimer Bari in collaborazione con il Comune di Bari. Lo spazio nasce dove un tempo si trovava una storica edicola e rappresenta oggi un punto di riferimento accessibile per famiglie, caregiver e cittadini. Qui è possibile trovare materiale informativo, orientamento sui servizi disponibili e momenti di ascolto dedicati a chi affronta quotidianamente la sfida della demenza.

 

Figura 4 – L’edicola storica trasformata in Infopoint Dementia Friendly

 

Tra le iniziative più recenti si inserisce anche il Giardino della Memoria, inaugurato nel settembre 2025 in piazzetta dei Papi nel quartiere Poggiofranco. Si tratta di uno spazio verde pensato per coniugare natura, prevenzione e stimolazione cognitiva attraverso percorsi ed esercizi che aiutano a promuovere attività di stimolazione cognitiva mirate a supportare memoria, attenzione e linguaggio. Aperto a cittadini di tutte le età, il giardino promuove la socialità e la consapevolezza sull’importanza della salute cognitiva, dimostrando come anche gli spazi urbani possano diventare strumenti concreti di benessere e inclusione.

 

Figura 5 – Il cartello illustrativo del Giardino della Memoria

 

Tutte queste attività, pur nella loro semplicità, hanno un impatto significativo: riducono l’isolamento, favoriscono il movimento, rafforzano il senso di appartenenza e permettono alle famiglie di accedere a informazioni affidabili in contesti informali.

 

 

Un modello replicabile

Il percorso non è privo di criticità:

  • lo stigma resta un ostacolo significativo;
  • le risorse economiche e umane sono limitate e richiedono una gestione attenta;
  • il coordinamento tra attori diversi, pur rappresentando un punto di forza, necessita di continuità, governance stabile e capacità di integrazione tra servizi sanitari, istituzioni e realtà del terzo settore.

 

Tuttavia, la forza del progetto risiede nella sua natura partecipativa e nella capacità di attivare reti informali accanto ai servizi formali. Questa integrazione tra dimensione comunitaria e sistema sociosanitario contribuisce a rendere il modello barese resiliente e sostenibile nel tempo.

 

L’esperienza di Bari dimostra come la costruzione di una Dementia Friendly Community possa rappresentare una strategia concreta di sanità pubblica orientata a promuovere l’inclusione sociale, ridurre lo stigma e migliorare la qualità di vita delle persone con demenza e delle loro famiglie. Si tratta di un modello potenzialmente replicabile in altri contesti territoriali, capace di generare benefici non solo per chi convive con la malattia, ma per l’intera comunità.

 

Il percorso continua, inoltre, ad arricchirsi di nuove azioni di sensibilizzazione e formazione. È previsto nell’aprile 2026 un incontro con l’Ordine dei Giornalisti dedicato al ruolo dell’informazione nella corretta rappresentazione della demenza e nella diffusione di una cultura dell’inclusione. Parallelamente, prenderà avvio un percorso formativo rivolto a un vicariato della città, concepito come esperienza pilota con l’obiettivo di sviluppare un modello replicabile negli altri vicariati del territorio, ampliando ulteriormente la rete comunitaria di supporto e prossimità.

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