9 Aprile 2026 | Esperienze

Il progetto “RSA, dove le generazioni si incontrano”: le RSA come luoghi di vita e di riferimento per tutti

Le esperienze intergenerazionali non rappresentano una novità; altrettanto già sperimentato è il dialogo fra il mondo degli anziani non autosufficienti e quello di adolescenti e giovani, tramite progetti che coinvolgono i loro ambiti di vita. Nell’articolo viene presentato un progetto innovativo del lecchese, cui partecipano più realtà, di diversa natura – non solo RSA e scuole, ma anche sindacati dei pensionati, Comuni, cooperative sociali, associazioni – in un’ottica comunitaria  e trasformativa per tutti.

Il progetto “RSA, dove le generazioni si incontrano”: le RSA come luoghi di vita e di riferimento per tutti

Le Residenze Sanitarie Assistenziali, attuale risposta al bisogno di cura e di assistenza degli anziani non autosufficienti, possono rappresentare anche una grande occasione di crescita culturale e sociale per tutti, mettendo a fuoco la possibilità che l’invecchiamento possa essere non solo attivo, come si auspica, ma anche comunitario. Ciò che vogliamo raccontare in questo contributo è un’esperienza in atto in provincia di Lecco, che per la prima volta mette in rete diverse RSA del territorio al fine di promuovere, insieme, un modo nuovo di vedere e di considerare il servizio.

 

 

Le RSA come luogo di riferimento per l’invecchiamento comunitario

Quando le persone anziane non possono continuare a essere assistite al loro domicilio, le RSA offrono la possibilità di una vita con cure più adeguate in una parte dell’esistenza che – proprio in virtù dei bisogni emergenti – sembra però essere caratterizzata solo da difficoltà, sofferenza e perdita del significato che la propria storia ha avuto fino a quel momento.

 

L’ingresso in RSA può corrispondere a uno dei cambiamenti più grandi, reale e simbolico allo stesso tempo (Vigorelli, 2012). È un’esperienza che, nel mezzo della sua sperimentazione, rischia di travolgere chi la vive senza permettere di comprendere ciò che sta succedendo, mettendo a rischio la possibilità di viverla al meglio (Trabucchi, 2021). In questo senso, la costruzione di percorsi personalizzati che facciano riferimento alle relazioni e alla storia di ciascuno può permettere di vivere l’esperienza dell’ultimo tratto di vita mettendo al centro proprio la vita stessa e considerando ciascuno a partire dal suo essere persona.

 

Lo sguardo che la nostra società e la nostra cultura riserva, però, a questi luoghi è ancora condizionato dall’immagine che, nella loro storia, li ha caratterizzati. La loro vocazione di ricovero, inteso come posto in cui rispondere a bisogni principalmente sanitari e di assistenza, attribuisce loro ancora oggi un’immagine “ospedaliera”, dove però guarire non è previsto. In tal senso l’esperienza in RSA degli anziani e delle loro famiglie rischia di restare separata e lontana dal resto della vita di tutti, relegandosi a una questione che riguarda solo chi ne è direttamente coinvolto. La vecchiaia (soprattutto la vecchiaia fragile) resta così isolata e al di fuori della vita degli altri, perché scomoda e imbarazzante; rimanda a temi che crediamo possano non riguardarci, finché non ci coinvolgono in prima persona.

 

La questione cambia se per cura non si intende solo assistenza e riabilitazione, ma anche cura della salute, della crescita degli individui, del “fiorire umano” nei diversi contesti e nelle differenti fasi della vita, compresa quella finale e non come semplice guarigione, ma come care, ossia come un processo complesso di presa in carico dell’altro, con i suoi bisogni, le sue sofferenze ma anche con le sue risorse e i suoi desideri, affinché possa guadagnare la miglior qualità di vita possibile, nelle condizioni date (Mortari, Zannini, 2017).

 

Una studiosa di filosofia della cura e dell’educazione richiama il presupposto ontologico ed etico che afferma che la cura è una categoria della condizione umana e sottolinea la sua essenzialità in ambito educativo, sostenendo che l’educazione prende senso quando è azione intenzionata a coltivare nell’altro il desiderio di aver cura di sé (Mortari, 2002). È della vita complessiva e complessa che si occupa la cura, non solo della dimensione biologica; è dell’esistenza delle persone e non delle loro malattie. Uno psichiatra che ha fatto del dialogo reciproco e dell’ascolto empatico la base del proprio intervento clinico, suggerisce che nessuna terapia può avere esito positivo senza una forma di vicinanza tra le persone, senza l’ascolto dell’interiorità dei pazienti, perché sono le relazioni che salvano dall’indifferenza (Borgna, 2013). Allora, l’attenzione e la cura dell’anzianità fragile può diventare preziosa occasione per guardare alla cura come cura della vita di tutti.

 

 

La nascita del progetto e i suoi obiettivi

Sulla base dell’esperienza di cura e di assistenza messa in campo negli anni dalle 24 RSA della provincia di Lecco, nell’autunno 2024 nasce il progetto “RSA, dove le generazioni si incontrano. Insieme per un approccio di sistema”. Il progetto, di durata biennale e finanziato dalla Fondazione comunitaria del Lecchese e dalla Fondazione Fratelli Frassoni di Lecco, è promosso da 7 RSA1 che hanno scelto di scommettere sulla possibilità di progettare in rete un intervento non solo sanitario, assistenziale e educativo, ma anche politico, sociale e culturale.

 

L’obiettivo è quello di promuovere la possibilità di considerare le RSA non più solo come posti riservati agli anziani non autosufficienti in età avanzata e nella fase terminale dell’esistenza, legati a immagini di sofferenza, di malattia e di morte, ma come luoghi di vita e di riferimento per tutti. Le RSA, da luoghi chiusi, poco conosciuti se non da chi li frequenta e – per pregiudizio e convenzione – tenuti alla larga dal pensiero comune, in questo progetto vengono promossi come luoghi di incontro e di frequentazione per tutta la popolazione.

 

Da una parte vengono considerati, tra i cittadini, i giovani anziani (65-74 anni) che si dividono tra persone fortemente coinvolte nella cura e nella presa in carico di bambini o di grandi anziani non autosufficienti (nel ruolo di nonni, di familiari caregiver o di volontari) e persone che, invece, nella propria personale dimensione di invecchiamento rischiano isolamento, solitudine e disagio. Il coinvolgimento nella vita comunitaria delle RSA attraverso iniziative sociali, artistiche e culturali può rappresentare un’opportunità di condivisione sociale della propria esperienza di cura, ma anche di supporto nel processo personale di cambiamento della propria vita e della propria autonomia, dato dall’aumento dell’età.

 

La RSA può diventare quindi un punto di riferimento del processo di invecchiamento, promuovendone l’approccio attivo ma anche quello comunitario e riducendo, inoltre, la criticità dell’eventuale ingresso in struttura reso necessario dall’aumento del bisogno di cura e di assistenza (Lazzarotto, 2025). Da posto in cui “non ci si augura di entrare mai” a luogo conosciuto, riconosciuto e portatore di valore.

 

L’apertura delle RSA a tutti può promuovere, inoltre, l’enorme potenzialità pedagogica e culturale rappresentata dall’incontro intergenerazionale tra adulti, anziani, adolescenti e giovani attraverso il coinvolgimento delle scuole e del territorio che, nelle esperienze realizzate, stanno dimostrando una specifica potenza educativa da considerarsi come opportunità preziosa.

 

Per gli adolescenti e i giovani, l’aspetto più interessante è che la loro esperienza nelle RSA, di volontariato e di Formazione Scuola-Lavoro promossa dalle scuole stesse, apre a tre possibilità:

  • la relazione con i grandi anziani, carica di dimensione fortemente affettiva ed emotiva, promuovendo la cura degli altri e la cura di sé;
  • la relazione con adulti di riferimento (operatori della RSA, volontari, familiari degli anziani), che li guidano e con cui condividono le attività di cura con finalità educativa;
  • una relazione con i propri compagni e con le proprie compagne diversa, che va al di là della scuola, si caratterizza come una “relazione nella relazione di cura” e promuove la partecipazione a un progetto sociale.

 

 

Insieme per un approccio di sistema

La consuetudine di progettare e lavorare insieme non è, attualmente, particolarmente diffusa tra i servizi che rispondono ai bisogni delle persone in fase di invecchiamento. In tal senso, il progetto vuole contribuire ad aumentare la capacità di mettere in rete processi di riflessione, di coprogettazione e di realizzazione delle risposte. La possibilità è quella di costruire azioni nuove o di valorizzare azioni già esistenti, che possano diventare processi concreti e strutturati all’interno delle politiche dei servizi e del territorio.

 

Per le sue caratteristiche strutturali, il progetto vuole contribuire a generare reti di collaborazioni che possano proseguire dopo il suo termine, aumentando la capacità di dialogo tra i diversi servizi: la costruzione di modelli di intervento replicabili, coinvolgendo i soggetti del territorio all’interno del sistema delle politiche sociali del territorio, è infatti volta a sviluppare azioni efficaci e sostenibili, che possano essere sviluppate anche dopo la fine del progetto stesso.

 

 

Primo percorso del progetto: “Le RSA nella comunità che invecchia”

Il primo percorso promuove, per le persone young old (65-74 anni), incontri settimanali presso le RSA in cui proporre attività di stimolazione cognitiva, ludica, motoria, artistica e musicale, oltre a momenti di merende e pranzi conviviali.

 

Per i cittadini di qualunque età, oltre che per i volontari, i familiari e gli operatori delle RSA, sono stati pensati e realizzati:

  • eventi culturali e artistici, in collaborazione con associazioni del territorio e della comunità;
  • incontri nelle RSA sul tema dell’invecchiamento e della relazione intergenerazionale come motore di cambiamento culturale, sociale e pedagogico all’interno della comunità;
  • percorsi formativi e workshop multiprofessionali, al fine di ridurre lo stigma culturale in merito al tema dell’invecchiamento.

 

 

Secondo percorso del progetto: “Le RSA e le nuove generazioni”

Il secondo percorso progettuale promuove esperienze di incontro e di relazione intergenerazionale come occasione educativa e sociale, con particolare riferimento alla popolazione adolescenziale (14-18 anni) impegnata nei percorsi scolastici all’interno delle scuole secondarie di secondo grado della città e alla popolazione giovanile (18-29 anni) residente in provincia di Lecco.

 

Il progetto vuole aprire sperimentazioni che portino a costruire tra le RSA e le scuole cittadine una connessione strutturale, che diventi parte integrata dell’esperienza di vita dei cittadini. All’interno di un percorso formativo istituzionalizzato come quello scolastico, il significato che i protagonisti attribuiscono a tale esperienza può costituire un modello di sviluppo del percorso evolutivo e formativo degli adolescenti coinvolti e, allo stesso tempo, un modello di promozione culturale, sociale, politico, pedagogico e educativo della grande anzianità in condizione di non autosufficienza, come età di valore riconosciuta da tutta la comunità.

 

La costruzione di ponti generazionali2 offre l’opportunità di generare nuove relazioni, in cui i giovani adolescenti coinvolti possano “trovare casa” nella relazione affettiva e di cura con le persone anziane, sì bisognose di assistenza nella non autosufficienza, ma tuttora ancora in grado di donare le proprie emozioni di vita esperita. Il percorso va a incontrare le proposte formative della scuola, anche attraverso i formali percorsi di Formazione Scuola-Lavoro, oppure tramite eventuali altre iniziative proposte dalle scuole coinvolte.

 

Riguardo ai giovani nella fascia di età 18-29 anni, questi sono stati coinvolti attraverso il progetto Living Land del Consorzio Consolida di Lecco. Nella prima annualità 41 giovani del territorio hanno partecipato al bando; 12 sono stati coinvolti nell’azione “Ascoltare e raccontare storie di vita in RSA”. Dopo un percorso formativo sulla relazione con le persone anziane fragili e sul metodo autobiografico, i giovani hanno promosso nelle diverse RSA, insieme agli operatori, momenti di raccolta di storie di vita che sono diventate mostre fotografiche, docufilm, pubblicazioni e oggetti ricordo. Nella seconda annualità, il numero di RSA coinvolte è aumentato; il bando coinvolgerà 18 giovani competenti del territorio.

 

Con gli adolescenti e i giovani del territorio si stanno realizzando:

  • laboratori artistici partecipati da anziani e giovani, organizzati in collaborazione con le associazioni locali (poesia, musica, cinema, teatro e arte visiva);
  • laboratori di narrazione autobiografica e biografica con protagonisti anziani e grandi anziani, attraverso audio e video interviste condotte da giovani biografi;
  • produzione e visione partecipata di docufilm ambientati in luoghi naturali e storici del territorio, girati da giovani videomaker e condivisi all’interno delle RSA;
  • percorsi formativi rivolti agli adolescenti, ai giovani e agli operatori delle RSA sui temi dell’autobiografia, del canto intergenerazionale, dell’invecchiamento e delle strategie di supporto alla fragilità.

 

 

Il progetto e le partnership

Il progetto ha coinvolto, sin dalla prima fase, associazioni, servizi e scuole nella promozione delle azioni3. Un gruppo di rappresentanti dei soggetti partner si è costituto in una forma di ricerca-azione partecipata, volta a promuovere un processo riflessivo di raccolta, interpretazione e rilancio di dati quantitativi e qualitativi durante tutta la sua durata, che aiuti a dare senso ai dati generati coinvolgendo diversi attori del progetto, in un processo di valutazione riflessiva. Tale gruppo è guidato, nelle fasi di progettazione, realizzazione e verifica finale del progetto, da una supervisione scientifica4, orientata alla costruzione di buone idee e di buone prassi validabili, da condividere e sperimentare in altre e con altre RSA.

 

 

La governance

Il progetto intende valorizzare le pratiche innovative proposte, con l’obiettivo di stabilizzarle all’interno del sistema di welfare territoriale. Per questo motivo, l’opera di diffusione e di condivisione con la rete delle RSA della provincia di Lecco è volta a progettare la ricaduta di questa sperimentazione biennale sulle RSA stesse. Il coinvolgimento dei Comuni e dei Sindacati Pensionati completa l’impegno ad aprire lo sviluppo progettuale ai servizi dei territori in modo integrato.

 

Tre livelli di cabina di regia sono volti a garantire un monitoraggio che valorizzi il confronto e la possibilità di promuovere uno sviluppo territoriale e di sistema:

  • una regia tecnica, composta dalle RSA;
  • una regia progettuale, composta dalla regia tecnica e dagli interlocutori strutturali del progetto, dai Comuni, dalle associazioni sindacali e dalle associazioni coinvolte;
  • una regia di sviluppo territoriale, composta da tutte le RSA del territorio.

 

Nella prima annualità è stata effettuata un’indagine sociale mirata, attraverso la somministrazione alle persone delle diverse generazioni di un questionario, per fotografare da un lato lo stato dell’arte inerente alla rappresentazione individuale e sociale delle RSA, dall’altro bisogni e desideri che le diverse popolazioni esprimono nei confronti degli obiettivi del progetto.

 

 

Conclusioni

Questo progetto è nato da considerazioni trasversali effettuate su fasce di popolazione apparentemente lontane, ma accomunate dal rischio di essere marginalizzate nel contesto sociale. Alcuni accenni sperimentali, realizzati durante la pandemia con il fine di avvicinare le due realtà anagrafiche che maggiormente stavano soffrendo per l’isolamento, ci avevano fornito ulteriori motivazioni nel rafforzare dei ponti tra le generazioni, che permettessero di creare un reale intreccio di storie e vissuti, al di là di false convinzioni e stereotipi sulla vecchiaia, sulle RSA, sulla scarsa propensione dei giovani all’impegno sociale e all’assunzione di responsabilità.

 

Quello che stiamo osservando conferma viceversa che il desiderio di confronto intergenerazionale prevarica gli obblighi scolastici o il divario linguistico tra il dialetto e gli anglismi dei social: una volta creato il ponte, l’incontro tra persone – pur distanti per età, cultura e valori – crea un legame di reciproco interesse e curiosità, che si consolida nel tempo della conoscenza e nello spazio della condivisione delle storie. L’interesse vicendevole si concretizza così nel sentirsi utili gli uni verso gli altri, mediante la costruzione congiunta di vicende condivise e paritetiche, senza paternalismi né pregiudizi da ambo le parti. Questo aspetto emerge chiaramente nelle interviste ai partecipanti allorquando, superate le remore iniziali, traspare il piacere e la bellezza della condivisione di momenti in cui vengono onorate le storie delle persone, presupposto indispensabile in qualsiasi vero rapporto di cura tra esseri umani.

 

Oltre al confronto tra generazioni, questo progetto porta con sé un ulteriore valore aggiunto: il confronto tra culture. Entrare nel mondo delle RSA obbliga oramai a confrontarsi con culture diverse – basti pensare che la sola RSA capofila annovera tra i propri dipendenti 43 diverse nazionalità – e le relative storie di vita che ciascuna persona porta con sé: in tale contesto, il concetto stesso di cura assume delle sfumature poliedriche. Il progetto descritto, pertanto, si connota non solo come confronto tra generazioni, ma rappresenta un percorso possibile di interazione multiculturale in cui le RSA, da stereotipo di segregazione e abbandono, si trasformano in laboratorio creativo di espressione vitale del territorio, come un possibile modello di inclusività sociale.

Note

  1. RSA Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi Onlus di Lecco (ente capofila), RSA Fondazione Casa di Riposo Brambilla-Nava Onlus di Civate, RSA Villa dei Cedri di Merate, RSA Borsieri di Lecco – Fondazione Sacra Famiglia Onlus, RSA Regoledo di Perledo – Fondazione Sacra Famiglia Onlus, RSA Casa di Riposo Enrico e Antonio Nobili Onlus di Viganò Brianza, RSA La Madonnina di Vendrogno – La Muggiasca, Cooperativa Sociale di Solidarietà a r.l.
  2. “Ponti Generazionali” è il titolo del progetto che Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi di Lecco, ente capofila, promuove dal 2019.
  3. Istituto di Istruzione Superiore Giovanni Bertacchi di Lecco, Istituto Maria Ausiliatrice di Lecco, Istituto di Istruzione Secondaria Superiore Vittorio Bachelet di Oggiono, Istituto di Istruzione Superiore Lorenzo Rota di Calolziocorte, Liceo Scientifico e Musicale G.B. Grassi di Lecco, Fondazione Luigi Clerici di Lecco e Merate, Gruppo Scout Agesci Lecco, Associazione Anteas Lecco Odv, Associazione Auser Lecco, Associazione Volontari Malati Psichici (Asvap) di Lecco (Centro Ricreativo “Il Girasole”), Progetto Living Land – Giovani Competenti (Consorzio Consolida di Lecco), Progetto The Factory – Comune di Lecco, Consorzio Consolida di Lecco, Associazione Sinderesi, Aspoc Lab Onlus Lecco, FNP, Cisl Pensionati Monza Brianza Lecco, Cgil Spi Lecco, Uil Pensionati.
  4. Università degli Studi di Milano Bicocca – Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa”, nelle persone di Laura Formenti (professore ordinario) e Gaia Del Negro (ricercatrice).

Bibliografia

Borgna E. (2013), La dignità ferita, Feltrinelli.

Lazzarotto E. (2025), Entering a Nursing Home: family members and operators tell their stories, in Journal of Advanced Health Care, 7(1).

Mortari L. (2002), Aver cura della vita della mente, La Nuova Italia.

Mortari L., Zannini L., a cura di (2017), La ricerca qualitativa in ambito sanitario, Carocci.

Trabucchi M. (2021), Una lunga vita buona. Il futuro delle RSA in una società che invecchia, Il Mulino.

Vigorelli P. (2012), Aria nuova nelle Case per anziani. Progetti capacitanti, Franco Angeli.

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