Professioni

Il medico Geriatra

Innanzitutto, chi è il Geriatra? Semplicemente il medico migliore, come un po’ tutti noi ci pavoneggiamo d’essere perché siamo orgogliosi della nostra scienza e del nostro sapere, perché trattiamo un malato difficile perché è il più fragile e perché così ci ha insegnato anche William Hazzard,uno dei padri della geriatria moderna, nel suo trattato…o forse perché, come sancisce in maniera forse ancor più sagace Leslie Libow in un importante editoriale: “molti medici vedono la geriatria come un attacco alla loro identità professionale”. …. I geriatri sono, tra gli specialisti, quelli con un più elevato grado di soddisfazione per il proprio lavoro”. …. Perché la geriatria è “la fortuna dei baby boomers”… (Libow, 2005) E quindi noi siamo o dovremmo essere i medici che fanno la fortuna del nostro tempo? Oltre alla banale descrizione delle altissime competenze cliniche che deve necessariamente avere un Geriatra per essere un professionista di successo, però, quali sono le intrinseche e necessarie virtù per essere un bravo Geriatra?

Bisogna essere uomini prima che professionisti, bisogna ancora emozionarsi di un successo, della ripresa inaspettata di un nostro paziente, non avere tratti di cinismo esistenziale che connotino un ageismo terminale (è vecchio e quindi deve morire),tanto comodo quanto inappropriato per un geriatra. Bisogna saper combattere tutti i giorni per i piccoli guadagni dei pazienti, per le stabilizzazioni senza guarigioni, per le sconfitte che segnano, ma insegnano, per le difficoltà di relazione e comprensione e non solo dei malati, ma dei familiari, dei servizi sociali, dell’assistenza a domicilio; dei rientri ospedalieri inappropriati, molto più facili di un intervento domiciliare di controllo competente, finalizzato e coerente. Bisogna saper combattere ed affrontare le prevaricazioni delle altre specialità che confondono il diritto alla cura con la cronologia dell’esistere, dialogare con anestesisti atterriti, con chirurghi che intravedono più le complicanze che i successi, con il sistema delle cure che rifiuta l’esistenza della cronicità, accezione terminologicamente collegata e collegabile spesso all’instabilità clinica; molti parlano di malati stabilizzati, ma la vecchiaia e la multi morbilità non si stabilizzano, la vecchiaia è variazione, spesso collegata a perdite e peggioramenti più che a stabilizzazioni.

Il Geriatra moderno non ha nulla a che fare con il famoso e seguitissimo dr. Gregory House cinico, mai al capezzale del suo malato, misantropo, arrogante, irridente con i collaboratori, insofferente e scostante, financo indisponente, ma colto, ultra competente, e dalla diagnosi infallibile. Ma House è la fortuna degli ascolti della produzione che si rivolge ad una platea insulsa e guardona che ama vedere il peggio degli uomini, delle cose e, ahimè, anche dei medici. Noi dovremo essere “Housiani” solo nelle competenze e nel recupero del processo induttivo della diagnosi, dovremo saper spaziare dalla semeiologia alla competenza valutativo-morfologica di alcune immagini, alla valutazione delle sfumature dei sintomi, perché il malato anziano è spesso paucisintomatico, al riconoscimento della cascata degli eventi per ricostruire le comorbilità dalle singole patologie; soppesare l’uso dei farmaci e conoscerne sapientemente effetti collaterali e interazioni.

Dovremmo avere manualità, saper toccare, esplorare, eseguire la gran parte delle manovre terapeutiche, anche cruente, dovremo saper posizionare cateteri vescicali, sonde, cateteri venosi periferici e centrali.

Dovremmo sapere di attività e cure nel territorio, di servizi sociali, conoscere e applicare gli strumenti della Valutazione Multi Dimensionale, conoscere le procedure per la nomina dell’amministratore di sostegno, per l’inabilitazione e interdizione, per l’uso coerente della contenzione, avere dimestichezza di dialogo, collaborazione e interazione (interprofessionalità) con tutti gli attori della rete d’assistenza per l’anziano, conoscere i presupposti per una corretta certificazione. Dovremmo avere dimestichezza con il lavoro di gruppo, saper partecipare al team di cura senza volontà di sudditanza di altre figure, ma essendo consapevoli e coscienti di poter mettere a disposizione del gruppo le nostre competenze, senza il complesso del primo della classe.

 

Chi e quali istituzioni oggi sono in grado di poter formare un medico che abbia queste competenze, l’umanità necessaria, la conoscenza bio-etica, quali training formativi durante la specializzazione dovrà portare a termine il Geriatra per servire alla rete delle cure, oltre che all’ospedale, per una moderna geriatria? Con questo quesito, certamente già in parte risolto da molte realtà operative di geriatria, ma migliorabile nella formazione di base e nella necessità di “manutenzione” intellettuale della categoria, dobbiamo e dovremo confrontarci da adesso in poi per far stare la nostra categoria al passo della domanda di sapere espressa dai bisogni dei nostri malati anziani,  e specie dai più fragili. Dobbiamo ripartire dalle scuole di specializzazione in Geriatria che dovranno sforzarsi di condividere un progetto formativo, simile in tutto il territorio nazionale, come esito di processo e di sapere, quanto più ampio ed esaustivo possibile legato alle necessità di una geriatria moderna: solo così i geriatri serviranno al sistema e verranno riconosciuti come veri specialisti, diversi sì, ma competenti e straordinariamente utili al sistema delle cure per l’anziano!

Bibliografia

Libow LS. Geriatrics in the United States—baby boomers’ boon? N Engl J Med 2005;352(8):750-2.

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