Nelle strutture socio-sanitarie operano équipe multidisciplinari costituite da personale medico, infermieristico, di assistenza alla persona, di riabilitazione e di assistenza sociale, in relazione alla complessità di condizioni e bisogni delle persone assistite e alla tipologia delle prestazioni erogate.
Il 4° Rapporto dell’Osservatorio Long-Term Care CERGAS Bocconi fotografa il settore dell’assistenza agli anziani in Italia mettendo in luce la scarsità di figure essenziali per la cura e l’assistenza delle persone anziane: mancano all’appello il 18% dei medici, il 26% degli infermieri e il 13% degli OSS, a causa di una carenza strutturale di figure professionali e di una competizione tra settore sanitario e socio sanitario nell’attrarre nuove leve. Questo rischia di tradursi in una possibile compromissione dei servizi e della crescita del settore (CERGAS, 2022).
Il mix professionale nell’ambito delle RSA lombarde
Come noto, le RSA sono state definite dal DPR del 14/1/1997 e regolamentate da provvedimenti regionali, con una forte eterogeneità a livello territoriale che influenza notevolmente l’accesso ai servizi e la qualità dell’assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia.
I requisiti di autorizzazione al funzionamento (standard gestionali) di Regione Lombardia prevedono la definizione di uno standard minimo di personale, espresso come tempo di assistenza dedicato a ogni ospite, fissato in 901 minuti settimanali. Per raggiungere lo standard assistenziale deve essere obbligatoriamente garantita la presenza di alcune figure professionali, fra cui il medico, l’infermiere e l’ASA/OSS.
Secondo varie fonti e opinioni, lo standard minimo indicato dalla Regione risulta ormai non rispondente alle attuali esigenze di assistenza a ospiti di età sempre più elevata e con bisogni complessi; la maggioranza delle RSA lombarde opera già da tempo con livelli assistenziali superiori a quelli minimi indicati dalla Regione, talvolta comunque insufficienti per le esigenze degli ospiti più compromessi.
La proposta sull’assistente infermiere approvata dalla Conferenza Stato-Regioni
In questo quadro di contesto, appare promettente l’introduzione della figura dell’assistente infermiere, di cui al profilo professionale approvato nella Conferenza Stato-Regioni il 3/10/2024.
L’art. 1 comma 1 definisce l’assistente infermiere come un operatore di interesse sanitario (ai sensi art. 1 co. 2 legge 43/2006), in possesso della qualifica OSS tramite cui accede a un percorso formativo specifico. In base all’art. 6, l’accesso al corso per assistente infermiere è riservato a chi possiede:
- la qualifica OSS;
- il diploma di scuola secondaria di 2° grado di durata quinquennale (o titolo di studio di pari livello conseguito all’estero);
- un’esperienza professionale come OSS di almeno 2 anni.
Per chi possiede solo la qualifica OSS, è previsto in alternativa il requisito di un’esperienza professionale come OSS più lunga (almeno 5 anni maturati negli ultimi 8 anni), oltre che un modulo teorico propedeutico aggiuntivo.
Ai comma 2-3-4, l’art. 1 delinea il contributo dell’assistente infermiere alle équipe multidisciplinari: nei contesti organizzativi in cui viene previsto il suo inserimento nel team assistenziale, l’assistente infermiere svolge le attività proprie del profilo di OSS e assicura ulteriori attività sanitarie, in collaborazione con gli infermieri.
Le sue attività sono rivolte alla persona, al fine di fornire assistenza diretta di tipo sanitario e supporto gestionale, organizzativo e formativo; agisce secondo le indicazioni dell’infermiere e in collaborazione e integrazione con gli altri operatori. La nuova figura rientra quindi fra gli operatori di supporto, la cui attività è pianificata, supervisionata e verificata dall’infermiere, come indicato dall’art. 39 del Codice Deontologico delle professioni infermieristiche 2025.
L’art. 9 stabilisce i requisiti minimi del corso di formazione per assistente infermiere:
- il monte ore complessivo deve essere svolto in un arco temporale compreso fra 6 e 12 mesi;
- la durata complessiva del corso non può essere inferiore a 500 ore;
- il corso deve prevedere almeno 200 ore di moduli didattici teorici, almeno 280 ore di tirocinio e almeno 20 ore di esercitazioni/simulazioni.
L’art. 10 definisce le aree disciplinari in cui si articolano i moduli didattici teorici:
- area della rilevazione di parametri, segni e funzioni;
- area della rilevazione del dolore e delle cure di fine vita;
- area della preparazione e assunzione di prescrizioni terapeutiche;
- area delle relazioni professionali.
Riguardo all’area della rilevazione di parametri, segni e funzioni, l’accordo Stato Regioni contempla, alla voce “Competenza 1” nell’allegato 1, che l’assistente infermiere collabori con l’infermiere nel rilevare e registrare segni vitali (frequenza cardiaca, frequenza respiratoria, temperatura corporea, pressione arteriosa); inoltre, fra le diverse attività elencate rientrano rilevare, registrare e segnalare sede, caratteristiche e grado del dolore, applicando scale di valutazione validate (es. PAINAD Pain Assessment in Advanced Dementia, NOPPAIN Non comunicative Patient’s Pain Assessment Instrument) anche in assistiti con problematiche comportamentali e comunicative.
Riguardo all’area della preparazione e assunzione di prescrizioni terapeutiche, l’accordo Stato Regioni contempla, alla voce “Competenza 2” nell’allegato 1, che l’assistente infermiere collabori con l’infermiere – in situazioni di stabilità clinica e trattamenti cronici – nel preparare e far assumere farmaci per via naturale (es. orale, cutanea, oftalmica, vaginale, rettale) oppure – previa valutazione dell’infermiere delle condizioni clinico assistenziali e con la sua supervisione – nel somministrare farmaci per via intramuscolare, sottocutanea.
L’approvazione da parte della Conferenza Stato-Regioni del profilo professionale dell’assistente infermiere ha innescato un vivace dibattito, nella comunità professionale degli infermieri ma non solo, sui pro e contro dell’introduzione della nuova figura. Questa non va considerata come una misura per contrastare la carenza di infermieri, ma piuttosto come una misura necessaria per affrontare le criticità di dotazione del personale e per supportare l’infermiere, analogamente a quanto già avviene in altri Paesi (Brugnolli, et al., 2024).
Un percorso di riflessione in una struttura socio-sanitaria
Alla luce di quanto fin qui esposto, nell’ambito di una struttura socio-sanitaria milanese di grandi dimensioni è stata avviata una riflessione sulla nuova figura, che si è sviluppata attraverso diverse azioni e ha coinvolto un centinaio di operatori, tramite focus group e questionari.
Preliminarmente è stata effettuata una ricerca bibliografica utilizzando la banca dati PubMed, con riferimento all’arco temporale 2015-2025. Obiettivo: analizzare la letteratura internazionale riguardo all’impiego di figure professionali in grado di supportare l’attività infermieristica, specificatamente in contesti quali le nursing home1.
Successivamente è stata realizzata una survey, cui hanno partecipato 100 operatori, di cui 50 infermieri e 50 OSS. I soggetti coinvolti nello studio sono stati reclutati su base volontaria per mezzo del campionamento “a palla di neve”, che ha facilitato l’integrazione progressiva dei feedback (Gill, et al., 2008).

Tenendo conto da un lato del profilo professionale dell’assistente infermiere delineato dalla Conferenza Stato-Regioni, dall’altro di quanto emerso attraverso i focus group, sono state identificate delle caratteristiche ipoteticamente attribuibili al profilo della figura dell’assistente infermiere, divenute oggetto di uno specifico questionario. È stato così possibile stimolare la riflessione con i 50 infermieri e i 50 OSS che hanno partecipato a questa iniziativa, esprimendo percezioni e opinioni simili o, al contrario, percezioni e opinioni divergenti, in quanto tali meritevoli di attenzione e approfondimento.
Dalla letteratura internazionale: alcuni aspetti significativi
Per le figure sanitarie che supportano e agiscono sotto la responsabilità degli infermieri, la letteratura internazionale fa riferimento a professioni sovrapponibili alla figura proposta in Italia che – partendo dal suffisso nurse – le identifica come nurse aide, certified nursing assistant, patient care assistant, auxiliary nurse, healthcare assistant, healthcare support worker (Fonda, 2024).
In Giappone i nursing assistants forniscono contributi attivamente e pongono domande sull’assistenza nelle unità operative, in cui tutti i membri del team riconoscono il ruolo di questa figura, che a sua volta viene motivata a impegnarsi in comportamenti di condivisione delle informazioni relative al paziente (Saiki, et al., 2023). I nursing assistants americani si limitano invece a segnalare e riferire tempestivamente le condizioni cliniche del paziente, senza peraltro formulare giudizi sui quali applicare diagnosi e interventi (Chu, et al., 2016).
I certified nursing assistant, ricevendo una formazione adeguata, possono riconoscere i segni tipici del dolore anche nei pazienti poco collaboranti, garantendo un buon livello di tempestività delle cure. Inoltre, i certified nursing assistant statunitensi sono coinvolti, in quanto personale di supporto, a fornire il loro contributo nell’ambito delle cure palliative (McMullen, et al., 2015).
In Corea i nurse aides sono legalmente autorizzati a sostituire gli infermieri registrati (registered nurses) nelle strutture di assistenza a lungo termine (LTC), nonostante abbiano livelli di istruzione e standard di qualificazione molto differenti (Cheng, 2020). Ai nurse aides è richiesto di maturare l’autonomia progressivamente, fondata su fiducia e strumenti idonei per assicurare il giusto bilanciamento tra guida e libertà operativa, in modo da poter collaborare con gli infermieri (Lee, Cho, 2022).
Infine, le conferme scaturite dalla realtà internazionale suggeriscono che i nurse aides tendono a innalzare il livello di qualità dell’assistenza percepita quando il processo è condiviso, pianificato e comunicato, superando la semplice attribuzione (Cranley, et al., 2023). In Corea i nurse aides riconoscono che il buon funzionamento dei team è collegato alla qualità della comunicazione e alla valorizzazione delle competenze di ogni membro del gruppo di lavoro (Lee, Cho, 2022).
Esiti della survey e prospettive di sviluppo
Molti dei temi emersi dalla percezione di infermieri e OSS combaciano con la letteratura di riferimento la quale, in via generale, afferma che è possibile integrare figure di supporto all’assistenza infermieristica, determinate dalla crescente domanda di politiche Long-Term Care per soddisfare le esigenze di una popolazione sempre più anziana (Li, et al., 2021). I modelli di staffing nell’assistenza a lungo termine tenderanno sempre di più a includere nei team assistenziali diverse figure, che dovranno operare in maniera sinergica per fornire cure di qualità (Cranley, et al., 2023).
Come stabilito dall’Accordo Stato-Regioni, l’istituzione della figura dell’assistente infermiere rappresenta un tentativo, per certi versi atteso, di rispondere in maniera strutturata alla crisi sistemica che coinvolge il sistema delle cure a tutti i livelli: invecchiamento progressivo e inarrestabile della popolazione, aumento dei bisogni assistenziali in un quadro di complessità sempre più marcata e carenza cronica di professionisti sanitari, che stanno comprimendo sempre più la tenuta del sistema di assistenza, soprattutto di quella a lungo termine, e la sua capacità nel soddisfare i bisogni specifici degli anziani non autosufficienti.

Il lavoro realizzato ha evidenziato una convergenza di opinioni tra infermieri e OSS su numerosi aspetti indagati, soprattutto tramite questionario. In particolare, quali caratteristiche dovrebbe possedere la nuova figura dell’assistente infermiere in ragione dei vissuti lavorativi che nel quotidiano caratterizzano l’operatività sia degli infermieri che degli OSS?
I numerosi temi proposti nel loro insieme hanno fornito un riscontro complessivamente equilibrato, con valori positivi riguardo, fra l’altro, ad autonomia, responsabilità, pensiero critico, empatia, relazione con il team di lavoro, con il paziente e con il caregiver. Come prevedibile, si sono espresse sensibilità difformi fra infermieri e OSS riguardo ad alcune tematiche specifiche: gli infermieri hanno rimarcato maggiormente la necessità di definire a priori i ruoli e le attività; gli OSS hanno apprezzato molto positivamente il ruolo dell’assistente infermiere nella rilevazione dei parametri vitali, nella rilevazione del dolore, nelle cure di fine vita.
È stata rilevata una certa apertura da parte degli infermieri nel considerare attentamente una serie di attività per le quali la nuova figura dell’assistente infermiere rappresenterebbe un valido sostegno: in contesti socio-sanitari le giornate lavorative sono contraddistinte da una serie di attività che potrebbero essere attribuite al personale di supporto, liberando la figura dell’infermiere da una serie di incombenze assistenziali di bassa discrezionalità e alta riproducibilità. Questo consentirebbe all’infermiere di dedicare il tempo necessario alle attività prettamente infermieristiche, in linea con la complessità crescente che caratterizza il setting di riferimento.
Perché ciò avvenga, però, è condizione necessaria il fatto che emergano riscontri tangibili in merito all’innalzamento delle competenze, alla definizione del perimetro delle responsabilità, alla certezza di una formazione di base adeguata. È stato inoltre riscontrato quanto il personale OSS abbia colto la potenzialità nell’evolvere e nell’ampliare il proprio ruolo, senza velleità e senza tendenza a definirsi sostituti della figura infermieristica.
Sarebbe decisamente interessante esplorare il tema in altri contesti di cura e assistenza, per estendere e condividere la riflessione su potenzialità, possibili criticità e punti da attenzionare nel percorso di formazione e di introduzione della nuova figura dell’assistente infermiere, a partire dai pensieri e dalle percezioni delle figure professionali maggiormente interessate da questa novità.
Note
- Le nursing home forniscono supporto a persone affette da patologie croniche, offrendo supervisione 24 ore al giorno, cure infermieristiche, programmi di riabilitazione e attività sociali. In Italia tale definizione trova riscontro nelle RSA, strutture residenziali di tipo extra ospedaliero ove è prevista assistenza medica, infermieristica, assistenza di base alla persona, riabilitazione e supporto sociale (DPR 14/1/1997).
Bibliografia
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