Professioni

Editoriale
La Società Italiana di Gerontologia e Geriatria e le professioni sanitarie

Nel corso della mia presidenza della Società ho affrontato il problema dell’allargamento del ruolo e del peso delle professioni sanitarie non mediche all’interno della SIGG. Bernabei sta seguendo con determinazione la stessa linea.
La tematica però non è semplice; infatti non basta il Congresso Nazionale (da più tempo erano presenti infermieri e fisioterapisti, io ho coinvolto gli psicologi, quest’anno vi sarà un corso dedicato agli assistenti sociali, mentre è in programma a breve anche un seminario rivolto agli educatori), ma questa dovrebbe essere solo una testimonianza visibile di un’attività che si estende durante tutto l’anno. Non basta nemmeno “I luoghi della cura”, la rivista che è entrata a far parte delle pubblicazioni curate dalla Sigg e che vede la partecipazione di diverse figure professionali e l’apertura ai problemi di interesse di diverse categorie di professionisti.
La problematica di fondo da affrontare è legata alla definizione formale -che non sempre esiste- di quali siano le specificità professionali degli operatori dedicati alla cura dell’anziano. Sono certo che molti sentono profondamente che il lavoro in ambito geriatrico ha una propria precisa specificità; il punto è rendere condiviso questo approccio, formalizzarlo e trasformalo ove possibile in linee guida condivise ed implementate. La discussione non è certo nuova nemmeno in ambito medico; a fronte dei geriatri che affermano le peculiarità di un metodo e di contenuti mirati, vi sono altre categorie di medici che per scelta culturale o per realismo (di fronte alle modificazioni demografico-epidemiologiche) hanno creduto di poter trasferire con facilità le loro competenze e il loro lavoro consueto alle persone di età avanzata.
Purtroppo non sempre si hanno a disposizione le dimostrazioni concrete della superiorità del metodo geriatrico nelle diverse specifiche circostanze; in molti casi, però, le evidenze sono schiaccianti. Basti pensare alla multidimensionalità dell’approccio di cura, che richiede una metodologia di rilevazione specifica (il cosiddetto assessment geriatrico); gli studi ne hanno dimostrato la superiorità rispetto al raggiungimento di outcome pesanti, come la durata della vita, la morbilità, l’utilizzazione dei servizi sanitari, ecc. Si deve però ammettere che la gran parte del lavoro di adattamento della metodologia geriatrica alle specifiche professionalità è ancora da fare, in modo da evitare accostamenti senza basi profonde, che rischiano di produrre solo risultati parziali (o nulli), anche se fondati su generosità ed entusiasmi.
La strada quindi è lunga e complessa, ma di grande rilevanza per migliorare la qualità dell’assistenza alle persone anziane, anche attraverso una forte capacità di lavorare in equipe. La Sigg potrebbe rivestire un ruolo importante nel creare l’auspicato allineamento alla cultura geriatrica delle diverse preparazioni professionali, attraverso incontri, seminari, scritti, ma soprattutto attraverso una palese dimostrazione che la scelta verso un comune sentire ed un comune operare non è dettata da mode o da “correttezze politiche”, ma dalla libera coscienza che solo in questo modo si risponde adeguatamente alle domande poste dall’anziano ammalato, che viene curato nell’ambito dei diversi servizi ospedalieri, residenziali, territoriali.
In questo modo, infine, si raggiunge una massa critica della presenza geriatrica che permette di far conoscere all’esterno i contenuti di un metodo ancora troppo poco diffuso o accettato, anche perché non reso visibile da un’adesione psicologicamente sincera e culturalmente matura da parte di molti operatori che assistono gli anziani.
La nostra Società si rende conto delle difficoltà insite in questo progetto; però con orgoglio possiamo dire che in molti luoghi di cura del nostro Paese vi sono equipe geriatriche multiprofessionali che già oggi lavorano in armonia, con risultati di grande significato. La scommessa che vogliamo fare è raggiungere in un tempo non lungo un numero sempre più alto di colleghi e convincerli che la geriatria è una scienza vincente, che offre grandi soddisfazioni professionali e che -soprattutto- permette di curare bene le persone anziane ammalate.

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