Utilizzo degli spazi comuni da parte degli anziani istituzionalizzati: tempi di permanenza e attività svolte

1 Giugno 2014 | Residenzialità

Utilizzo degli spazi comuni da parte degli anziani istituzionalizzati: tempi di permanenza e attività svolte

Introduzione

La casa di riposo è una struttura residenziale che accoglie soprattutto anziani che hanno perduto (parzialmente o totalmente) la loro autonomia. L’ingresso in struttura rappresenta per loro un cambiamento molto complesso e, spesso, doloroso perché prevede l’allontanamento da quello che era un ambiente familiare e protetto. La psicologia sociale ci ricorda quanto incida l’apporto ambientale (1, 2) sul benessere e sulla qualità della vita (3) soprattutto nei momenti di rottura e di passaggio. I luoghi possono diventare, per le persone, spazi di appartenenza e di vita a seconda del modo in cui ne fanno uso (4). Tale appartenenza ad un dato contesto si rende visibile nel rapporto che il soggetto instaura con l’ambiente, frequentandolo o evitandolo, mettendo in atto attività o restando a guardare, rimanendo chiuso in se stesso oppure instaurando relazioni.

 

Questo articolo riporta i risultati di una ricerca condotta per indagare l’utilizzo di uno spazio condiviso dagli anziani istituzionalizzati. Nello specifico, intende rilevare il tempo trascorso all’interno di uno spazio comune come il salone e le attività messe in atto dagli anziani residenti nella struttura. Infine, vengono individuate le eventuali differenze tra le attività realizzate da chi trascorre un tempo esiguo e chi, al contrario, rimane per un lasso di tempo che raggiunge le tre ore. I risultati possono permettere ad operatori e familiari di riflettere su elementi importanti quali l’autonomia negli spostamenti da parte degli anziani, l’attività e la passività dei soggetti istituzionalizzati e la loro relazionalità all’interno del gruppo.

 

Materiali e metodi

Lo strumento utilizzato è l’osservazione etnografica, un tipo di osservazione che prevede la partecipazione dello stesso osservatore al contesto o al fenomeno oggetto di indagine. La rilevazione dei dati è stata preceduta da un periodo di familiarizzazione con il setting e con i residenti della casa di riposo per approfondire la conoscenza della realtà e per limitare l’effetto che produrrebbe la presenza di una persona completamente estranea sulle azioni e sui comportamenti degli utenti. Tale osservazione è durata 14 giorni, dalle 8.30 del mattino alle 11.30, nel pieno rispetto dei ritmi degli anziani e della struttura (colazione, giro bevande, pranzo, ecc.). Per raccogliere i dati, è stata usata una griglia di osservazione, costruita ad hoc per il presente studio, rilevando di volta in volta le attività messe in atto dai residenti della struttura.

 

Le variabili osservate sono di seguito elencate:

  • Deambulazione: autonomo – utilizzo del deambulatore – utilizzo della sedia a rotelle (con o senza aiuto)
  • Utilizzo degli spazi comuni (ora di accesso)
  • Tempo di permanenza (ad es. 1 h e 30 minuti)
  • Attività autonoma svolta all’interno dello spazio comune (ad es. conversazione).

 

Campione

Il campione è composto da 38 anziani residenti in una casa di riposo del Veneto. Il campionamento è avvenuto sulla base di un unico criterio, ossia la possibilità/capacità di accedere al luogo oggetto di osservazione. La maggioranza del campione appartiene al genere femminile (65,8%), i maschi sono il 34,2%. Tali proporzioni rispettano la composizione per genere della totalità dei residenti della struttura. La maggior parte degli anziani osservati (36,8%) deambula in maniera autonoma; il 28,9% si muove con l’ausilio del deambulatore, il 15,8% si sposta in modo autonomo su sedia a rotelle e una percentuale pari al 18,4% utilizza la sedia a rotelle e necessita di aiuto per spostarsi.

 

Risultati e analisi dei dati

Accessi e tempi di permanenza

I dati ottenuti dalla griglia di osservazione hanno permesso di rilevare in frequenze quanti soggetti hanno avuto accesso al salone. Quattro anziani (autonomi negli spostamenti) su un totale di 38, non hanno registrato nessun ingresso nei 14 giorni di osservazione e negli orari indicati. Confrontando l’orario di entrata e di uscita abbiamo quantificato il tempo di permanenza da parte dei soggetti all’interno del salone per ciascun giorno. In base a questi dati abbiamo ottenuto una media dei minuti/ore trascorsi da parte di ciascun utente e una media dei minuti trascorsi all’interno del salone dal numero totale di utenti (92,73 minuti, + 35,42). Tale risultato indica che il tempo mediamente trascorso all’interno del salone da parte degli utenti che hanno avuto accesso, corrisponde a 1 ora e 32 minuti circa. La maggior parte degli anziani osservati rimane in salone più di un’ora e meno di due (58,8%). Il 26,5% ci rimane dalle due alle tre ore, mentre sono pochi a fermarsi in salone per un tempo inferiore all’ora (14,7%).

 

Attività svolte La griglia di osservazione ha permesso di far emergere le attività intraprese da parte degli anziani. Esse sono state, in seguito, riassunte o inserite all’interno delle seguenti categorie: guardare la televisione, conversazione (essere impegnati in qualche discussione), lettura del giornale, osservazione (guardarsi intorno), bere un caffè, spostamenti (irrequietezza e movimenti per la stanza), lavoro a maglia, scrittura(scrivere su fogli, quaderni, lettere o altro), tombola, visita parenti, canto, foto (guardare album di fotografie), fare le parole crociate, assopimento (stato di sonno leggero), dormiveglia (dormire sul posto e risvegliarsi ogni tanto).

 

Attività nei diversi tempi di permanenza

I dati relativi al tempo di permanenza all’interno del salone e alle attività svolte ci permettono di individuare eventuali differenze tra i residenti che trascorrono un tempo esiguo (meno di mezzora o meno di un’ora) e coloro che rimangono a lungo (due ore/più di due ore). Per gli anziani che trascorrono mezzora, o meno, in salone (Figura 1), l’attività prevalente sembra essere la “Conversazione” (35%) seguita da “Caffè” (20%), “Tv” (15%), “Osservazione” (12%), “Spostamenti” (9%), “Visita parenti” (6%) e “Scrittura” (3%). L’attività prevalente, per gli anziani che trascorrono all’incirca un’ora è la “Conversazione” (33%), seguita da “Osservazione” (24%), “Tv” (11%), “Caffè” e “Spostamenti” (8%), “Giornale” (6%), “Assopimento” (3%), “Visita ai parenti” (3%) e infine “Tombola”, “Foto”, “Canto” e “Scrittura”, con una percentuale pari all’1% (Figura 2). Gli anziani residenti che rimangono in salone più di due ore (Figura 3), sono principalmente dediti all’“Osservazione” (28%), seguita dalla “Conversazione” (25%). Con parecchi punti percentuali in meno, incontriamo “Spostamenti” (13%) e “Tombola” (9%) tenendo presente che quest’ultima si svolge solo il venerdì, in quanto attività programmata dall’educatore. Le altre attività presentano percentuali esigue: “Tv” e “Caffè” (5%), “Assopimento” (4%), “Parole crociate”, “Lavoro a maglia”, “Dormiveglia” (3%) e “Giornale” (2%).

 

Discussione e conclusioni

Dai risultati della ricerca emerge che le persone che rimangono in salone meno di un’ora sono prevalentemente impegnate nella conversazione, mentre chi vi rimane più di due ore trascorre più tempo ad osservare e guardarsi attorno. Coloro che vi passano meno tempo sono gli anziani che deambulano da soli: questi ultimi scendono per un caffè, alcune chiacchiere e per dedicarsi poi a ciò che preferiscono fare. Gli anziani su sedia a rotelle (non autonomi) e che fanno fatica a spostarsi appartengono all’insieme di persone che vi rimane a lungo. I motivi che determinano la lunga permanenza in salone, probabilmente, non si riducono alla capacità di spostarsi o meno, ma questa rappresenta sicuramente una componente importante.

Figura 1 – Attività in un tempo di permanenza inferiore o pari a 30 minuti.

 

Figura 2 – Attività in un tempo di permanenza inferiore o pari a 60 minuti.

 

Figura 3 – Attività in un tempo di permanenza superiore alle 2 ore.

 

Si può costatare che, all’aumentare del tempo trascorso in salone, corrisponde una diversificazione delle attività intraprese dagli ospiti. Compaiono attività nuove, come ad esempio “Lavoro a maglia” e “Parole crociate” e questo indice è positivo perché sostiene un’idea di anziano attivo e creativo. L’aumentare del tempo trascorso in salone comporta, però, anche la comparsa di un’azione passiva: il “Dormiveglia” (3%), che accanto all’“Assopimento” (4%), ci mostra una parte dei presenti annoiata e nullafacente.

 

L’alta percentuale di “Osservazione” (28%), in un tempo di permanenza superiore alle due ore, pare confermare una certa inoperosità; infatti, nonostante l’osservare implichi un direzionamento dello sguardo e quindi, in qualche modo, un’azione non passiva, contiene in sé staticità. Osservare, sembra quasi l’antitesi del fare. Non avere la possibilità di muoversi e per questo, rimanere fermi a guardare gli altri e la loro vita. Il salone, però, nel suo complesso, lascia spazio ad altre riflessioni. Il 25% degli anziani che rimangono più di due ore, si dedica alla conversazione, parla con gli altri. Anche questo, lo si può considerare un indicatore positivo, nonostante risulti sorprendente la progressiva diminuzione della percentuale, man mano che il tempo di permanenza aumenta. Infatti, osservando le percentuali relative alla “Conversazione”, si nota che in un tempo di permanenza inferiore alla mezzora, è pari al 35%, in meno di un’ora al 33% e in più di due ore la percentuale scende al 25%. Questo ci induce a pensare che la persona che trascorre parecchie ore in salone non sia necessariamente meglio inserita degli altri residenti nel contesto sociale della casa di riposo.

 

Infatti, la percentuale di conversazione risulta più alta (35%) tra le persone che vi rimangono meno di mezzora. Probabilmente, chi rimane molto in salone, non lo fa solo per stare con gli altri, ma perché vincolato dalla propria difficoltà e dipendenza nel movimento. Sarebbe importante che gli operatori coltivassero la relazione all’interno di questi spazi condivisi, in modo da rendere i soggetti parte di uno stesso gruppo anziché individui isolati gli uni dagli altri. L’amicizia, o almeno la reciproca conoscenza, dovrebbe essere incentivata per permettere agli anziani di sentirsi ancora parte di un gruppo, di una comunità.

Bibliografia

1. Lewin K. Teoria del campo delle scienze sociali. Selected Theorical Papers. Hardcover, 1951.
2. Gallino TG. Luoghi di attaccamento. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2007.
3. Horelli L. Environmental human-friendliness as a contextual determinant for quality of life. Revue Européenne de psychologie appliqué, 2006;56:15-22.
4. Pedrazza M. Pratiche educative e processi psicologici. Carocci Editore, Roma, 2010.

 

Bibliografia consigliata
Altman I, Low SM. Place attachment. A conceptual inquiry. Plenum Press, New York, 1992.
Barnes S. Space, Choice and Control, and Quality of Life in Care Settings for Older People, Environment and Behavior. 2006;38:589-604.
Bertani B, Manetti M. (a cura di). Psicologia dei gruppi. Teoria, contesti e metodologie d’intervento. Franco Angeli, Milano, 2007.
Bonesio L, Micotti L. (a cura di). Paesaggi di casa. Avvertire i luoghi dell’abitare. Mimesis, Milano, 2003.
Censi A. La vita possibile. Il lavoro sociale nelle residenze sanitarie per anziani. Franco Angeli. Milano, 2001.
Cristoforetti A, Gennai F, Rodeschini G. Home sweet home: The emotional construction of places. Journal of aging studies. 2011;25:225-232.
Giordano G. La casa vissuta. Percorsi e dinamiche dell’abitare. Giuffrè Editore, Milano, 1997.
Luppi E. Pedagogia e terza età. Carocci Editore, Roma, 2008.
Moser F, Pezzati R, Luban-Plozza B. Un’età da abitare. Identità e narrazione nell’anziano. Bollati Boringhieri. Torino, 2002.
Pojaghi B, Nicolini P. Contributi di psicologia sociale in contesti socio-educativi. Franco Angeli, Milano, 2003.
Teti V. Il senso dei luoghi: memoria e storia dei paesi abbandonati. Donzelli Editore, Roma, 2004.

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