1 Agosto 2003 | Cultura e società

Editoriale
I luoghi della cura

Una rivista può essere un “luogo” d’incontro, dibattito, scambio, riflessione, approfondimento, laboratorio di idee ed esperienze. Prima ancora può rappresentare uno spazio mentale, un luogo dell’identità in cui riconoscersi o con cui confrontarsi fra tanti non-luoghi che caratterizzano il vivere e l’operare odierno. “I luoghi della cura” come rivista di settore nasce dall’esigenza di diversi operatori delle cure per anziani e della cronicità più in generale, di avere un ambito di riflessione e diffusione di un pensiero ed una cultura della “complessità” troppo spesso prevaricata dalla diffusa cultura della “semplificazione”.

 

Tutti i giorni chi si occupa di cura degli anziani e della cronicità si confronta con la “complessità” dei problemi compresenti e interattivi e dei processi che sono propri della vita delle persone e non solo della cura. Questi “luoghi” sono quindi ambiti di integrazione dei saperi e delle competenze perché nella complessità più nessuno è sufficiente a se stesso e ciascuno è necessario agli altri. Operare nel settore delle cure agli anziani e della cronicità significa avere sensibilità e conoscenza sia di aspetti sanitari che sociali, di malattia e salute, di tecnologia e “umanizzazione”, di specificità e globalità, senza diventare “tuttologi” ma tramite la disposizione e l’esercizio del dialogo, integrazione, confronto e coordinamento. Recentemente uno studio dello IOM (Institute of Medicine) ha posto ai primi due posti fra le venti priorità per il miglioramento delle cure sanitarie negli Stati Uniti: il coordinamento e l’alfabetizzazione (educazione/informazione); questa analisi che vale per un sistema sanitario fondamentalmente assicurativo come quello degli Stati Uniti può essere estesa ad un sistema ad impronta universalistica come il nostro, e mette in evidenza la crisi di un paradigma medicoclinico prima ancora che del tipo di sistema sanitario.

 

Pensare ad un luogo della cura è privilegiare la dimensione dello spazio (“setting” lo definirebbero gli anglosassoni) più consona alla cronicità rispetto alla dimensione del tempo usualmente utilizzato per l’acuzie, ed in questa dimensione spaziale il “percorso” della cura diventa processo di qualità delle cure. I luoghi della cura non si identificano necessariamente solo con la residenzialità, ma sono anche i percorsi di cura, e ogni ambito o contesto diviene luogo dove si danno e ricevono cure, dal domicilio all’ospedale passando per la residenza sanitaria, il centro diurno e il day-hospital, l’ambulatorio ed i servizi alla persona più in generale.

 

In questa fase di rapidi cambiamenti anche i fattori di contesto vanno esaminati attentamente per capire l’impatto che possono avere nell’operare quotidiano di ciascuno di noi e sulla qualità delle cure e servizi che il cittadino può ricevere. Si sente sempre più spesso parlare di Welfare State e Community Care, Devoluzione e Sussidiarietà, Profit e no-Profit e ci sentiamo trascinati verso cambiamenti più subiti che agiti, più da spettatori che da attori. Quanto la modifica del Titolo V della Costituzione recentemente operata, là dove la sanità rimane di competenza concorrente tra stato e regioni ed il socio-assistenziale diventa di competenza esclusiva dell’ente locale, cambia il sistema delle cure e dell’integrazione socio-sanitaria? Quanto influisce sul nostro lavoro quotidiano la mancata armonizzazione delle normative sociali e sanitarie (vedi L. 328/2000 o legge quadro sull’assistenza sociale e DPCM 29/11/2001 per la definizione dei LEA) e la confusione e sovrapposizione di competenze e responsabilità in materia di assistenza? Sono anche questo tipo di domande che ci dobbiamo porre da tecnici, e su cui riflettere ciascuno per la propria competenza, ma con una visione ampia e attenta da operatori responsabili.

 

I contributi accettati e proposti dalla rivista provengono, prima ancora che da “esperti”, da operatori “pensanti” di differente estrazione, disciplina e cultura (sociale, sanitaria, amministrativa, organizzativo/gestionale, volontariato, associazioni, ecc.) e ci auguriamo quanto prima di diversa e ampia distribuzione geografica, affinché il confronto possa essere esteso e proficuo.

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