La persona affetta da demenza in ospedale

1 Settembre 2007 | Cultura e società

La persona affetta da demenza in ospedale

Dal libro di Marco Trabucchi, Carocci Faber, Roma 2007

 

L’ospedale rappresenta ancora oggi, nell’immaginario della maggior parte della popolazione, il luogo dove si riceve una risposta alla sofferenza e dove viene sempre trovata una qualche forma di protezione, in qualsiasi momento”. Fino a pochi anni fa i malati di demenza rappresentavano una realtà confinata al di fuori delle strutture ospedaliere in quanto portatori di un male diffusamente considerato emblema di una condanna irreversibile e definitiva. Una spaventosa condanna alla perdita della parola, della autosufficienza, del proprio ruolo, degli affetti, della personalità, del sé.

 

La geriatria come scienza che si impegna quotidianamente nel cercare risposte alle complesse problematiche a cui va incontro chi invecchia non è, purtroppo, nonostante gli sforzi e le risorse impiegate nella ricerca, ancora riuscita a trovare “la cura” che blocchi l’avanzare del male o, secondo prospettive ancora più ottimistiche, che annulli progressivamente le regressioni causate dalla demenza. Non per questo si è arresa. Non per questo ha gettato la spugna abbandonando coloro che soffrono e che nella medicina ripongono le proprie speranze per un futuro migliore. L’affermazione della dignità della persona che, in quanto tale, ha il pieno diritto ad essere curata ed assistita nel modo più competente possibile, è sicuramente un importante e fondamentale traguardo raggiunto dalla geriatria.

 

La naturale conseguenza dell’affermazione di questo principio è la trasformazione che l’ospedale sta subendo, e subirà nel prossimo futuro: il crescente aumento della popolazione anziana, sempre più soggetta a pluripatologie, tra cui emergono le demenze, oltre ad influenzare la struttura della società, il comune sentire e le riflessioni politiche, ha iniziato a trasformare anche gli ospedali. Se sul versante pratico esistono già alcune strutture che si stanno impegnando attivamente per configurarsi in modo da poter rispondere efficacemente alle esigenze di questa nuova fascia di utenza, a livello teorico mancano riferimenti specifici.

 

Questo testo nasce dalla competente esperienza di professionisti che da anni si occupano di demenze proprio per offrire indicazioni concrete che possano migliorare la pratica assistenziale attraverso dati che descrivono il quadro dei ricoveri ospedalieri nei dipartimenti di medicina, chirurgia, terapia intensiva e pronto soccorso; attraverso l’approfondimento di temi quali la riabilitazione, la prevenzione di eventi avversi e del delirium; attraverso la forte promozione di un’idea di assistenza come atto del “prendersi cura”, che ha inizio con l’accoglienza nella struttura ospedaliera e prosegue fino alla dimissione, e che diventa supporto nell’affrontare un’esistenza fatta di importanti perdite, e di piccole, faticose, conquiste quotidiane.

 

Gli aspetti etici vengono descritti ed affrontati offrendo una panoramica chiara e completa della comunicazione della diagnosi, del consenso all’atto medico, della ricerca sui pazienti dementi, nonché delle attualissime direttive anticipate e testamento di vita. Non mancano, inoltre, le esperienze di ospedalizzazione, cariche di sofferenze e solitudine, che mostrano come molto ci sia ancora da fare per garantire dignità e cure adeguate ai malati di demenza.

 

Concludono il testo alcuni interrogativi circa la capacità, dell’ospedale del futuro, di coniugare avanzata tecnologia e problemi quotidiani, unitamente ad una gestione economica sostenibile; la scelta di rendere la struttura ospedaliera flessibile, e quindi in grado di organizzarsi intervenendo sulla condizione clinica complessiva degli utenti, e non esclusivamente su specifiche problematiche; la valorizzazione del ruolo infermieristico attraverso la formazione continua. Ampliando la riflessione alla nostra epoca, l’ospedale potrà essere in grado di mettere in atto tutto quanto è stato fino a questo momento auspicato solo se troverà posto all’interno di una più ampia e ramificata rete di servizi sanitari e sociosanitari. Le caratteristiche della demenza impongono una riflessione che travalica le strutture preposte alla cura e all’assistenza fino a giungere nelle case, vero teatro della quotidianità di una malattia che accompagna fino alla morte.

 

Solo attraverso un chiaro e condiviso progetto di continuità terapeutica l’ospedale, e le diverse strutture della rete, potranno concretamente avvicinarsi all’umano dolore che rende il demente fragile.

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