Cultura e società

Le nuove incertezze del passaggio all’età anziana

Oggi sono in atto mutamenti strutturali che incidono sul corso della vita, de-standardizzandolo e generando elementi di incertezza nuovi, che mettono, fra l’altro, in discussione modalità e tempi del tradizionale modello di transizione alla fase anziana. Secondo tale modello, l’età tardo-adulta è un momento di passaggio, fatto di bilanci, più che di progetti, dominato da una logica di disengagement (Cummings e Henry, 1961) in cui, alla perdita di identità sociale, con il pensionamento, fa riscontro una ridefinizione identitaria legata prevalentemente all’evoluzione dei ruoli familiari. In questo scenario, l’incertezza su di sé e sul proprio ruolo, tipica di ogni transizione, si declina soprattutto in termini “negativi”, di insicurezza generata dal timore di una triplice perdita: della salute (con l’invecchiamento); del benessere economico e del ruolo sociale (con il pensionamento); della stabilità affettiva (con la vedovanza e l’uscita di casa dei figli).

Per gli attuali 55-65enni, l’incertezza assume un significato diverso, più ambivalente: accanto a nuove ragioni di insicurezza, infatti, emergono anche aspetti leggibili “in positivo” come sintomi di una non scontatezza del futuro, che trasforma il presente in un campo di opportunità da esplorare. Questo cambiamento è osservabile a tre livelli: quello delle capacità psico-fisiche, quello delle risorse economiche, quello delle risorse affettive e delle responsabilità familiari.

Dal punto di vista psico-fisico, il sensibile miglioramento della cura per la salute e la forma fisica, oltre a comportare un incremento della popolazione anziana, contribuisce anche a conservare ben al di là della tarda maturità la vitalità di adulto. A fronte del minor impatto degli anni sulla salute, si pone, però, specie per le donne, il problema di metabolizzare i cambiamenti che l’età costruisce sul proprio corpo, in una società che assegna all’immagine esteriore un ruolo del tutto centrale (Jong, 1994). La capacità fisica di rimanere attivi più a lungo consente, a chi ha risorse culturali ed economiche adeguate, di vivere il “pensionamento”, molto meno che in passato, come l’inizio di un inesorabile processo di disengagement (Guillemard, 2003). L’insicurezza legata al timore della triplice perdita sopraccennata si attenua nella misura in cui si profilano concrete chances per continuare ad essere attivi e presenti sulla scena sociale, impegnandosi in nuove attività o, addirittura, costruendosi un “nuovo inizio”, in altri luoghi e/o con altre persone (Gaullier, 1988), in una prospettiva che potremmo definire di re-engagement.

Sotto il profilo economico, non si può ignorare la nuova incertezza connessa alla precarizzazione del lavoro, in atto da tempo nei paesi occidentali (Beck, 1986). Vi sono, in particolare, dei contesti in cui la deregulation del mercato del lavoro e la crisi del sistema moderno di welfare sono state precoci e massicce, creando una situazione di forte insicurezza non solo per i giovani, ma anche per gli attuali 55-65enni. Questi soggetti non sanno se e quando andranno in pensione, fino a quando avranno un’occupazione e un livello di reddito dignitoso, che cosa succederà quando non avranno più la forza di lavorare. In altri contesti, tuttavia, molti tardo-adulti continuano a godere delle garanzie del tradizionale sistema di welfare, con livelli pensionistici dignitosi, quando non decisamente buoni.

Anche al livello delle risorse affettive si profilano nuovi motivi di incertezza, derivanti dalla progressiva de-standardizzazione della vita di coppia e dei modelli familiari. Gli attuali 55-65enni, in quasi tutti i paesi occidentali hanno sperimentato, già negli anni della piena maturità adulta, l’incertezza connessa all’instabilità coniugale. Si tratta di un’incertezza che va aumentando anche in paesi, come l’Italia1, nei quali, per un insieme di ragioni storiche e culturali, il divorzio è stato introdotto molto più tardi che altrove.

Ulteriori motivi di nuova incertezza riguardano le responsabilità dei singoli rispetto ai ruoli familiari, in connessione con i mutamenti in atto nelle scansioni e modalità dei “normali” cambiamenti del ciclo di vita di una famiglia. Due fenomeni, in particolare, profilano un tipo di incertezza che noi definiamo ‘riflessa’ (Facchini e Rampazi, 2009).

Il primo fenomeno è alimentato dall’incremento della speranza di vita. Se gli anziani genitori vivono più a lungo, i tardo-adulti sperimentano la fine della propria condizione di figli in età più avanzata che in passato2. Inoltre, i progressi nelle terapie sanitarie aumentano la speranza di vita anche degli anziani non autosufficienti, prolungando il periodo in cui essi necessitano di cura. Per i 55-65enni aumenta, dunque, l’incertezza circa i tempi e i modi in cui dovranno prendersi cura di genitori sempre più longevi ma che, prima o poi, avranno bisogno di assistenza (Stuifbergen et al., 2008).

Il secondo riguarda il prolungarsi dei tempi di transizione dalla giovinezza alla vita adulta. Da un lato, ne deriva uno slittamento dell’età in cui i tardo-adulti si devono confrontare con l’uscita di casa dei figli e la loro autonomizzazione dalla famiglia; dall’altro lato, ciò significa che eventi importanti per le scelte personali di questi genitori diventano imprevedibili. Essi non sanno, ad esempio, se e quando potranno/dovranno tornare a sperimentare una convivenza solo di coppia; se e quando diventeranno nonni; se e quando potranno disporre del proprio tempo e delle proprie risorse senza essere vincolati delle esigenze dei figli. Nello stesso tempo, il fatto di sentirsi a lungo genitori di figli eternamente ‘giovani’ può contribuire a ritardare il momento in cui si inizia a maturare il senso del proprio invecchiamento.

Considerando le differenze di contesto, vediamo che la declinazione “in negativo” della nuova incertezza come insicurezza personale – tende a prevalere nelle realtà in cui:

  • a) i modelli coniugali sono stati influenzati precocemente da separazioni, divorzi, secondi matrimoni;
  • b) il mercato del lavoro è stato più fortemente toccato dalla precarizzazione e da un basso livello di tutela da parte del sistema di welfare, rispetto ai rischi di disoccupazione e di povertà.

 

Tali caratteristiche incidono anche sulla maggiore o minore esposizione all’incertezza riflessa, nella misura in cui riguardano i modelli coniugali e di inserimento lavorativo dei giovani, la diffusione e l’incisività delle politiche a sostegno della loro autonomia economica e abitativa, l’esistenza o meno di adeguati servizi domiciliari e residenziali per anziani non autosufficienti. Il grado di rilevanza dell’incertezza riflessa derivante dalla precarietà dei giovani dipende, tuttavia, anche dalle caratteristiche dei modelli culturali prevalenti nelle relazioni genitori-figli. In particolare, essa è maggiore in presenza di un sistema di welfare familistico, che favorisce la persistenza di una forte solidarietà fra le generazioni e si connette spesso a stili educativi tendenti a dilazionare nel tempo la responsabilizzazione dei giovani. È, invece, meno rilevante nelle culture orientate all’autonomizzazione precoce dei figli dalla famiglia – favorita da adeguate politiche pubbliche – anche indipendentemente dall’instabilità di coppia e dalla precarietà del mercato del lavoro.

Rispetto a questo quadro, ci sembra importante sottolineare che, in Italia, gli elementi di nuova incertezza hanno assunto una fisionomia del tutto particolare. Il nostro paese è stato, infatti, caratterizzato da:

  • a) una posticipazione dei mutamenti nei modelli familiari, che ha comportato livelli contenuti di instabilità coniugale;
  • b) una specifica ‘problematicità’ dell’inserimento lavorativo dei giovani3, associata a una lunga permanenza nella famiglia d’origine4;
  • c) un sistema pensionistico che ha tutelato in modo consistente l’attuale generazione di 55-65enni5;
  • d) una versione familistica del welfare,che ha tendenzialmente attribuito alle famiglie il ruolo fondamentale di sostegno economico ai figli e di assistenza agli anziani non autosufficienti, e che si è fondata sulla centralità delle figure femminili nel garantire il lavoro di cura (Saraceno, 2008).

 

Per molti tardo-adulti italiani, quindi, sussistono condizioni di relativa sicurezza economica e stabilità affettiva, associate a una crescente incertezza riflessa, la cui intensità varia secondo l’appartenenza socio-culturale dei soggetti, da un lato, e il genere, dall’altro. Dal primo punto di vista, ricordiamo che la posticipazione dell’autonomia economica e delle scelte di coppia dei giovani riguarda maggiormente i laureati , e che esiste un forte nesso tra la scolarità dei giovani e quella dei genitori. Molti tardo-adulti ad elevata scolarità, inoltre, appartengono al ceto medio dipendente, con redditi relativamente modesti. È questa la categoria maggiormente colpita dall’incertezza riflessa: genitori che a un’elevata scolarità intrecciano risorse economiche inadeguate a consentire loro di fronteggiare con serenità la precarietà lavorativa e di coppia dei propri figli. Per quanto riguarda, invece, il genere, la centralità delle donne nel lavoro di cura si declina, per le 55-65enni, specie in Italia, in un forte impegno nei confronti sia dei figli – sempre ‘accuditi’ anche se adulti, finché vivono in famiglia – sia degli eventuali nipotini, sia dei familiari anziani. Queste donne non sono solo esposte a tutti i motivi di incertezza richiamati in precedenza, ma sperimentano anche un’incertezza generazionale specifica. Esse hanno alle spalle anni di impegno per emanciparsi – per prime in modo massiccio e consapevole – dal confinamento in ruoli familiari esclusivi, acquisendo visibilità e identità sociale, soprattutto con l’inserimento nel mercato del lavoro. Nel presente e nel futuro, tuttavia, si prospetta loro un enorme carico di lavoro di cura familiare, che rischia di fagocitare tempo ed energie, mettendo in discussione il senso stesso di quella emancipazione conquistata negli anni giovanili e della piena maturità.

Note

1 Basti citare che, attualmente, un quarto dei divorzi riguarda persone coniugate da oltre 20 anni (Istat, 2008).

2 Secondo una ricerca comparativa in dieci paesi europei, ha almeno un genitore ancora in vita il 54% dei 50-59enni, il 16% dei 60-69enni, il 4% degli over 75 (Borsch-Supran et al., 2005).

3 A fronte di un tasso medio di disoccupazione pari all’8%, quella giovanile è del 25% (Istat, 2007).

4 I dati censuari del 2001 indicano che, nella classe d’età 30-34 anni, il 33,2% dei ragazzi e il 20,1% delle ragazze vivevano ancora con i genitori. Inoltre, nella classe di età 55-64 anni viveva ancora con i figli il 58,7% degli uomini, il 48,6% delle donne (www.istat.it).

5 I dati Banca Italia rilevano che a disporre dei redditi più elevati sono i nuclei il cui capofamiglia è in età 50-59 anni e 60-69 anni (Banca d’Italia, 2010).

Bibliografia

Banca d’Italia, I bilanci delle famiglie italiane, Roma 2010. Beck U. Risikogesellschaft: Auf dem Weg in eine andere Moderne, Frankfurt a/M, Suhrkamp,1986.

Borsch-Supran A, Brugiavini A, Juerges H, Mackenbach JP, Siegrist J, Weber G. Health behaviour. Health, aging an retirement in Europe, Mannheim, Strauss Gmbh, 2005.

Cummings E, Henry WE. Growning Old. The Process of Disengagement, New York, Basic Books, 1961. Facchini C, Rampazi M. No longer young, not yet old. Biographical uncertainty in late-adult temporality, Time & Society 2009;18(2/3):351-72.

Gaullier X.La deuxième carrière. Âges, employs, retraites, Paris, Le seuil, 1988.

Guillemard AM. L’âge de l’emploi. Les sociétés à l’epreuve du vieillissement, Armand Colin ed., Paris 2003.

Istat, Rilevazione sulle forze di lavoro, Istat, Roma 2007 Istat,Separazioni e divorzi, Istat, Roma 2008.

Jong E. Fear of Fifty, Harper Collins Pulishers, New York 1994. Saraceno C. (a cura di)Families, Ageing and Social Policy. Inter-generational Solidarity in European Welfare States, UK, Edward Elgar, Cheltenham 2008.

Stuifbergen MC, Van Delden JJM, Dykstra PA. The implications of today’s family structures for support giving to older parents Ageing & Society2008;28(3):41334.

 

Sitografia

www.almalaurea.it

www.istat.it

 

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