Programmazione e governance

Il buono socio-sanitario. Anziani non autosufficienti: il monitoraggio del “buono” in Lombardia

Colgo l’occasione del volume, curato con grande attenzione da uno studioso del valore di Luigi Tesio, per affrontare il delicato problema del buono socio sanitario. Infatti ii libro costituisce una base utile per chi voglia farsi un’idea del modello adottato in regione Lombardia: qualsiasi siano le conclusioni che il lettore vorrà trarre dalla lettura, non potrà non apprezzare l’accuratezza delle presentazioni, l’estensione dei dati, la qualità delle analisi e la profondità dei commenti (Tesio L. “II buono socio-sanitario”, Edizioni Guerini e Associati, Milano 2003).

Come più volte sottolineato in questa rivista, i cambiamenti demografici ed epidemiologici che hanno accompagnato il nostro tempo impongono un impegno severo di analisi e di progettazione; chiunque pensi di poter adattare con interventi cosmetici ii vecchio modo di programmare i servizi sa condannato al fallimento, sotto la pressione di un bisogno che cresce, e che assume forme sempre nuove, e della cronica ristrettezza dei finanziamenti. Basta citare alcuni dati forniti in questi giorni dal censimento del 2001, che ha confermato la rapidità e la gravità dei fenomeni: per ogni bambino fino a 6 anni ci sono 3,4 ultrasessantacinquenni; dal 1991 al 2001 il numero degli ottantacinquenni cresciuto di 700.000 unità, fino a raggiungere 1,2 milioni. II vecchio modello che ha guidato la vita sociale per millenni, di Enea che fugge da Troia con Anchise sulle spalle e Ascanio per mano, non regge più. Oggi troppi Anchise dovremmo avere sulle spalle e troppi pochi Ascanio ci accompagnano: la continuità tra memoria, coscienza e progetto, cioè tra passato, presente e futuro si è rotta. Guai a non comprenderne il significato epocale, ma guai anche a chi si lascia dominare dallo scoramento e dal pessimismo. La nostra società ha bisogno di chi con coraggio – e talvolta anche rischiando critiche ed incomprensioni – progetta un futuro nuovo ed indica linee di crescita per i servizi; gli studiosi e gli operatori non possono sottrarsi a questo dovere! Tanto più in uno scenario come quello italiano che non ha vista il coraggio collettivo dl affrontare il problema dei finanziamenti, come avvenuto in USA (si veda il recente provvedimento del Senato americano, che ha ampliato i compiti ed i finanziamenti del sistema di Medicare) ed anche in Francia dove, sotto la pressione della crisi del caldo della scorsa estate, stato deciso di finanziare in modo più largo il sistema socio-assistenziale, attraverso una giornata di lavoro dedicato a questo scopo.
Le proposte che presentino un elevato grado di capacità di rispondere ai bisogni reali hanno anche la funzione importantissima di stimolare la generosità sociale, frustrata da servizi che sembrano allo stesso tempo costosi e poco efficaci. Non dobbiamo infatti trascurare – come studiosi ed operatori dei servizi alla persona – la crisi del “capitale sociale” che sta avvenendo anche in Italia. Molti segnali suggeriscono una perdita sempre più netta della disponibilità collettiva al sacrificio in favore dei più fragili: prima di complesse interpretazioni sociologiche, non è forse il caso di ricercare almeno una parte della responsabilità nell’immagine che noi diamo dei servizi dei quali siamo responsabili e quindi anche dell’utilizzo dei finanziamenti che ci sono affidati?
II volume – che presenta i risultati di uno studio condotto con rigore metodologico, utilizzando strumenti di misura validati a livello internazionale, contribuisce a diffondere il modello lombardo dei buoni, dimostrandone il valore sia sul versante dell’efficacia, perché fornisce risposte personalizzate al bisogno adatte allo specifico utente, sia su quello delle compatibilità economiche, sia su quello di stimolare vari attori ad erogare servizi in condizioni di competizione (e quindi nella prospettiva, almeno teorica, di un miglioramento continuo della qualità). Nell’introduzione al volume Giorgio Vittadini, presidente del CRIS il centro di ricerca che ha condotto lo studio, spiega il significato “politico” dei buoni, affermando tra l’altro: “Nessun sistema politico di welfare può sostituirsi completamente alla riconoscenza, all’amore e alla solidarietà nella famiglia: non dal punto di vista umano, e ovvio, ma nemmeno dal punto di vista organizzativo ed economico. Tra l’anziano non autosufficiente che viene accudito senza problemi in famiglia e l’anziano cui non resta altra soluzione che il ricovero in istituto (sia benvenuto un welfare che ci dà buoni istituti), esiste l’anziano cui serve un sostegno che gli permetta di restare nel suo nucleo familiare, o almeno nel suo domicilio. -Tuttavia, occorre sostenere il nucleo familiare nel suo complesso e non l’anziano soltanto: infatti, a parità di autosufficienza, il contesto familiare e abitativo fa spesso la differenza fra permanenza a casa e ricovero.
Nei prossimi mesi potremo meglio valutare i risultati dell’adozione del buono su vasta scala, alla ricerca di conferme di quanto sostenuto nello studio presentato nel volume: è un’occasione che gli esperti non possono perdere quella di aprire un dibattito serio ed approfondito su questo tema prima di estendere il modello anche ad altre forme di servizi alla persona. Guai se non sapessimo cogliere la pressione dei tempi e la gravità dei problemi, ragionando solo in termini ideologici o di appartenenza politica; la domanda di assistenza che proviene da una società ricca, ma carica di contraddizioni e di sofferenze, drammatica.
Recentemente, Robert Kane, lo studioso più moderno a livello mondiale dei servizi per gli anziani, ha affermato che la discrepanza tra le nostre speranze di offrire servizi adeguati ai vecchi fragili e quello che realmente riusciamo a fare è sempre più ampia in tutti i Paesi avanzati. Cogliamo quindi l’occasione di questo importante studio per approfondire la tematica dei buoni con serietà e responsabilità; io personalmente ritengo doveroso Impegnare in questo dibattito la Società Italiana di Gerontologia e Geriatria.

Bibliografia

Tesio L., “Il buono socio-sanitario”, Edizioni Guerini e Associati, Milano, 2003.

P.I. 00777910159 - © Copyright I luoghi della cura online - Privacy Policy - Cookie Policy

Realizzato da: LO Studio