15 Febbraio 2021 | Dati e Tendenze

La priorità è completare la vaccinazione di ospiti ed operatori delle strutture per anziani. Qualche verità sui numeri

I primi dati internazionali riguardanti gli esiti della vaccinazione anti Covid-19 nelle strutture residenziali per anziani sono molto incoraggianti. Franco Pesaresi sottolinea come l’Italia sia ancora lontana dall’obiettivo di completare le vaccinazioni del personale e degli anziani ospiti nei presidi residenziali.

a priorità è completare la vaccinazione

L’impatto della vaccinazione nelle strutture per anziani

Qualche giorno fa (4/2/2021) è stato pubblicato uno studio americano del Center for Health Policy Evaluation in Long-Term Care che confronta il tasso settimanale delle nuove infezioni da COVID-19 tra il personale e gli ospiti dei presidi residenziali per anziani che avevano ricevuto la prima dose di vaccino e le strutture della stessa contea che non avevano ancora ricevuto il vaccino.

 

Lo studio ha rilevato che il tasso di casi di COVID-19 tra il personale e gli anziani ospiti è diminuito molto più rapidamente nei 797 presidi residenziali per anziani che avevano somministrato la prima dose di vaccino Pfizer, rispetto ai 1.709 presidi residenziali che non avevano ancora iniziato la vaccinazione.

 

Lo studio è stato realizzato analizzando i risultati di 2.506 strutture residenziali per anziani e dunque con un supporto statistico molto robusto.
Tre settimane dopo la somministrazione della prima dose vaccinale:

  • I presidi residenziali che avevano ricevuto la prima dose del vaccino hanno registrato un calo del 45% dei nuovi casi di infezione tra gli ospiti, rispetto a un calo del 21% nei presidi residenziali non vaccinati.
  • Tra il personale, i casi di infezione sono diminuiti del 33% nei presidi residenziali vaccinati, rispetto al 18% nei presidi residenziali non vaccinati.

Il dato è evidente. Già con la prima dose di vaccino i casi di infezione, nelle strutture più fragili e a più elevato rischio per il COVID-19, si riducono del 50%.

 

Questo dato, prevedibile per la verità ma adesso ne abbiamo la prova, dovrebbe indurre tutte le istituzioni sanitarie ad accelerare il completamento della vaccinazione degli operatori e degli anziani accolti nelle strutture residenziali.
Per cui la priorità oggi è completare nel più breve tempo possibile la vaccinazione nelle strutture residenziali per anziani. Ricordiamo che le strutture per anziani italiane pur accogliendo solo lo 0,4% della popolazione nazionale ha registrato quasi un terzo di tutti i decessi italiani per COVID-19.

 

I dati italiani delle vaccinazioni nelle strutture residenziali per anziani

In Italia, tutti parlano di fase due e di vaccinare gli ultra80enni come se la fase uno fosse già completata, ma così non è.

 

I dati nazionali che vengono forniti, come troppo di frequente accade, non ci aiutano. Il sito del Ministero per la Salute comunica che sono stati vaccinati 322.837 anziani ospiti dei presidi residenziali (alla data del 14/2/2021). E’ un dato ottimo, direi straordinario visto che gli anziani ospitati nelle strutture per anziani secondo l’ISTAT sono solo 305.000. Per cui sembrerebbe che, al netto di inspiegabili 18.000 vaccinazioni in più, gli anziani ricoverati nelle strutture siano stati tutti vaccinati.

 

In realtà così non è. Prendiamo la regione Marche. Gli anziani accolti nei presidi residenziali sono 9.009 mentre ne sono stati vaccinati solo 4.988, pari al 55,4%. Situazione simile per gli operatori delle strutture.
Ma ovviamente situazioni simili si registrano anche in altre regioni. Per esempio in Sardegna gli anziani accolti nei presidi residenziali sono 6.159 mentre quelli vaccinati sono 2.789 (45,3%); in Lombardia gli anziani ricoverati nelle strutture sono 68.637 mentre quelli vaccinati sono 54.933 (80%). Fa eccezione la Campania che pur avendo 6.102 anziani accolti nelle strutture residenziali riesce magicamente a vaccinarne molti di più, ben 9.254 1.

 

La priorità

La priorità è pertanto quella di completare le vaccinazioni nei presidi residenziali per anziani. Questo dice il Piano pandemico nazionale ed è questa l’operazione che può dare i frutti migliori in termini di riduzione dei decessi a causa del COVID-19 perché è proprio in queste strutture che si concentrano i soggetti anziani più fragili.

 

Certo se avessimo utilizzato meglio le dosi per il personale non sanitario – che non dimentichiamolo – ha assorbito il 27,2% di tutte le dosi somministrate (una quota evidentemente eccessiva) avremmo già abbondantemente concluso la fase vaccinale nelle strutture per anziani.

 

Adesso arriveranno altre dosi ma possiamo anche procedere senza aspettarle. Non dimentichiamo che tutte le regioni hanno utilizzato l’81% delle dosi ricevute. Basterebbe utilizzare meno della metà delle dosi giacenti e non ancora utilizzate per completare la fase della messa in sicurezza delle strutture residenziali per anziani.
Ma c’è la consapevolezza della posta in gioco?

Note

  1. I dati relativi agli anziani accolti nei presidi residenziali per anziani sono di fonte Istat e sono relativi al 2017.

Bibliografia

Domi M., Leitson M., Gifford D., Sreenivas K. (2021), Nursing Home Resident and Staff Covid-19 Cases After the First Vaccination Clinic, Center for Health Policy Evaluation in Long-Term Care, February 4.

Istat, Presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari, anno 2017.

Ministero della Salute (2021), Report vaccini anti COVID-19, dati al 14 febbraio.

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