Tradizionalmente, si interpreta la lettura come a un’attività puramente intellettuale, legata alla comprensione del testo scritto. Tuttavia, esiste un particolare tipo di libro nel quale la lettura delle parole si integra con quella delle immagini, dando così un nuovo significato alla narrazione e arricchendo la comunicazione.
In questi libri, la prevalenza del linguaggio visivo, la necessità di un tempo di lettura lento e la centralità della relazione favoriscono la creazione di un momento di benessere autentico.
L’attività, infatti, non punta alla ‘performance’ o alla stimolazione cognitiva, ma alla costruzione di uno spazio di condivisione tra il familiare o l’operatore e l’anziano. In questa prospettiva, il libro diventa un “ponte” capace di unire l’esperienza artistica alla cura quotidiana, creando uno spazio di riconoscimento e dignità per coloro che sono coinvolti nella lettura e per la relazione stessa.
Il Libro a figure (o albo illustrato): un’opportunità per tutti
Il libro a figure (o albo illustrato) è un particolare tipo di libro che racconta una storia attraverso la combinazione originale e creativa di immagini, parole, grafica e formato. Questi elementi si accompagnano e si intrecciano generando un nuovo modo di veicolare i significati: essi non corrono sempre paralleli, a volte si completano, altre si contraddicono o giocano tra loro, creando una lingua nuova in grado di toccare le corde più profonde dell’animo umano ed evocare vissuti personali e significativi. Questa combinazione dinamica fra gli elementi differenzia in maniera netta il libro a figure dal classico libro illustrato, nel quale invece le immagini sono di sola cornice descrittiva del testo.

Un libro a figure (o albo illustrato) di qualità è un’opera d’autore, concepita “ad arte” e per questo parla a tutti, senza una specifica età di riferimento. È proprio nel connubio e nell’intreccio tra immagini, parole, grafica e formato che risiede il senso del messaggio.
Esistono tipi diversi di libri a figure, oltre a quello citato e più diffuso di immagini e parole. Spiccano senz’altro, per la loro particolare capacità comunicativa, gli albi senza parole: libri senza testo, dove le sole immagini giocano alla narrazione con la partecipazione della grafica e del formato. Ci sono poi gli albi non-fiction, libri non narrativi che trattano e divulgano in modo vivace e al contempo serio, tematiche e argomenti scientifici, storici, naturalistici… Più recenti, invece, sono gli albi fotografici, libri che stanno prendendo piede anche in Italia e che stupiscono per la loro particolarità narrativa, con fotografie reali che raccontano una storia di fantasia.

Il buon libro a figure, quello fatto “ad arte”, è oggi disponibile nelle librerie, nelle biblioteche, nelle scuole. I bambini sono per loro natura grandi osservatori e chi, fra loro, ha la fortuna di frequentare una moltitudine di albi illustrati, allena e affina la capacità di leggere e interpretare le immagini nella loro relazione combinata con il testo, allenando così i processi di elaborazione e strutturazione del pensiero. Spesso, tuttavia, intorno ai sei o sette anni, l’apprendimento della lettura sposta l’attenzione quasi esclusivamente sulla parola scritta, abbandonando le belle figure dei libri. Salvo rare eccezioni, le immagini che frequentiamo quotidianamente sono figure didascaliche, commerciali o dei media digitali, non sono “immagini d’artista” volte ad aprire orizzonti, bensì prodotti finalizzati a guidare o condizionare le nostre azioni.
L’attività di lettura dei libri a figure con le persone con deficit cognitivi
Premesso che la lettura di un buon libro a figure rappresenta un momento di bellezza, di riflessione, di ironia che ciascuno di noi può apprezzare, la lettura dei libri a figure con persone affette da demenza o decadimento cognitivo, , per come è concepita da chi scrive, non si configura come un’attività con fine riabilitativo o terapeutico in senso clinico. Essa rappresenta, piuttosto, una potente occasione di benessere personale e relazionale. Il buon libro a figure, quello fatto ad arte, per le sue particolarità, attiva canali comunicativi profondi, privilegiando la risonanza emotiva rispetto alla performance cognitiva. In questo modo, facilita il legame interpersonale e il benessere anche laddove le funzioni logico-verbali risultino compromesse.
All’interno delle residenze, la scelta del libro da proporre richiede estrema cura. Se per i familiari la scelta può essere guidata anche da trascorsi personali e conoscenza intima del proprio caro, col quale ci si può permettere una battuta, una provocazione o il richiamo alla memoria di un particolare, per l’operatrice o l’operatore è invece fondamentale valutare l’impatto dei contenuti sulla sensibilità degli ospiti, garantendo il rispetto della loro dignità ed emotività, evitando quindi elementi infantilizzanti o potenzialmente perturbanti, che spesso si nascondono tra le pagine. Fermo restando queste attenzioni, si evidenzia tuttavia che nella vecchiaia il legame con l’infanzia si rinsalda e, anche nel dramma di alcune storie personali, risulta generalmente facile e piacevole tornare “a quel tempo”, quando la realtà si mescolava con la fantasia. L’infanzia è infatti patrimonio di tutti noi e, con i suoi paesaggi simbolici, resta un territorio di riconoscimento e appartenenza. La dimensione mitica e fiabesca dei libri a figure dialoga direttamente con l’inconscio e con le radici primordiali dell’individuo. Nemmeno la demenza, pur compromettendo le funzioni cognitive, cancella questo nucleo essenziale della persona e “l’anima continua a evolversi e trasformarsi e il processo di individuazione prosegue, portando benessere fisico e psichico” (Pasin, 2010) . Dobbiamo solo continuare a nutrirla. Il momento della lettura condivisa avvicina le persone e crea nuovi spazi d’apertura emotiva, immaginativa, di dialogo e di silenzio.
Le storie sono un nutrimento imprescindibile, sono parte integrante dell’evoluzione dell’uomo da tempo immemore. Siamo nati per narrare, quindi, il nostro è un cervello narrativo che lavora per immagini. Le neuroscienze, negli ultimi decenni, hanno dimostrato (Gottschall, 2018) come la visione di immagini provocherebbe, a livello cerebrale, una reazione neuro-fisiologica di simulazione delle azioni, delle emozioni e delle sensazioni corporee in esse raffigurate, che ci permette un’esperienza immersiva più diretta rispetto alla sola lettura del testo verbale. Quando poi una narrazione utilizza il codice verbale, insieme con quello iconico (delle immagini), la comunicazione è più completa.
Per sua natura, il libro a figure “vive” e “vibra” nella lettura a voce alta e risuona maggiormente quand’anche in ogni parola e gesto infondiamo bellezza e musicalità. Mentre l’orecchio ascolta le parole di una voce narrante, l’occhio è libero di esplorare le tavole illustrate, spaziando tra le figure che si aprono nella doppia pagina. La voce del lettore che guida e la mano che accompagna girando le pagine rinsaldano una vicinanza umana in condivisione emotiva e scandiscono un tempo lento che permette alle immagini e alle parole di sedimentarsi nella mente e nell’animo. Durante la lettura possiamo sperimentare un senso di meraviglia, un momento sospeso in cui ci lasciamo trasportare. Spesso si può notare una progressiva confidenza nei confronti del libro, che genera curiosità per dettagli, parole, colori; capita che chi ascolta lo voglia tenere tra le mani e sfogliare, voglia seguire col dito figure o parole, ripetere le parole che risuonano nell’aria come un’invocazione.
Il senso di meraviglia, è connesso con importanti cambiamenti fisici: la frequenza del battito cardiaco si modifica, ci sono brividi e pelle d’oca, la percezione del tempo cambia, diminuiscono impazienza e ansia, si è più propensi ad aiutare gli altri e la sensazione di benessere risulta accresciuta e perdura. Risulta accresciuta anche la capacità di tollerare stimoli negativi. In alcuni casi, notiamo che già dopo poche letture cadenzate si manifesta un generale riequilibrio nello stato emotivo dei partecipanti, che si verifica durante la lettura e nei momenti che la precedono o la seguono. L’attività non deve necessariamente essere svolta in gruppo, bensì può essere anche individuale, consentendo a ciascuno di esplorare le immagini e le storie al proprio ritmo.
Leggere insieme tra immagini e parole: l’esperienza del Centro Diurno Alzheimer di Trento
Il Centro Diurno Alzheimer, afferente all’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona (APSP) Civica di Trento, è situato nel cuore della città e accoglie quotidianamente circa 23 persone con diagnosi di demenza di diversa eziologia (età media 80 anni). La struttura, articolata su tre piani, permette una suddivisione degli ospiti in piccoli nuclei in base al livello di compromissione cognitiva e al profilo comportamentale, al fine di garantire interventi assistenziali e socio-educativi mirati.

Nel 2025, in seguito alla partecipazione di quattro Operatrici Socio-Sanitarie (OSS) della struttura al laboratorio formativo “Leggere insieme tra immagini e parole”1, il Centro ha avviato un progetto sperimentale focalizzato sulla lettura dei libri a figure. Al fine di promuovere il benessere personale e relazionale degli ospiti, il percorso laboratoriale ha messo in luce e valorizzato la particolarità artistica e letteraria di questi libri e i significati spesso velati tra testo e illustrazioni. La formazione si è concentrata sull’analisi critica e ragionata degli albi illustrati (peculiarità del libro a figure, codici linguistici, elementi simbolici), sulle modalità di lettura in questo particolare contesto e sulla cura del setting. Un momento centrale è stato poi dedicato alla selezione autonoma dei testi, svoltasi presso la Biblioteca di Trento.
A partire dai primi mesi del 2025, l’attività è stata inserita, a cadenza settimanale, nella calendarizzazione delle proposte promosse dalla struttura, coinvolgendo un totale di 28 persone in carico al servizio. Con il tempo inoltre, l’attività di lettura dei libri a figure è stata proposta anche in momenti non programmati. La lettura si è rivelata infatti un’opportunità molto efficace nelle situazioni di “emergenza”, ad esempio per calmare momenti di ansia, forte confusione o agitazione, entrando più integralmente nella quotidianità. Il progetto ha previsto sia letture in piccolo gruppo (disposto a semicerchio per permettere a tutti i partecipanti di sentire bene la voce del lettore e vedere chiaramente le illustrazioni), sia interventi individuali.
Nella nostra esperienza, la lettura dei libri a figure ha offerto momenti di benessere sia al gruppo degli utenti, che alle operatrici che l’hanno proposta. Nella selezione bibliografica le operatrici hanno spaziato tra i diversi generi: dagli albi senza parole, ad albi illustrati per l’infanzia fino a testi destinatati ad un target adolescenziale, scelti per la loro capacità di veicolare argomenti e tematiche più complesse come racconti storici o temi attuali.
Gli incontri di lettura si sono focalizzati sul riconoscimento e sulla valorizzazione del vissuto biografico, favorendo l’emersione di ricordi, stati d’animo e risonanze emotive. L’osservazione ha evidenziato una molteplicità di reazioni: da chiari indicatori di benessere e meraviglia (focalizzazione sui dettagli, curiosità per i tratti cromatici, esplicito interesse alla narrazione con riferimenti al proprio sé) a un paio di casi di manifestazioni di resistenza.
A volte, l’elevato coinvolgimento ha generato dinamiche di protagonismo comunicativo, a testimonianza della capacità del libro di attivare processi interiori intensi, ma anche di dialogo tra i partecipanti e con l’operatrice. Spesso gli ospiti si riconoscono nella narrazione, a volte ricordano libri già letti, ma che, riproposti, continuano a generare interesse. È capitato che un libro piacesse molto o, viceversa, che non suscitasse un particolare interesse; questo dipende dai gusti e dalle sensibilità di ciascuno.

Un dato emergente dall’esperienza riguarda come un libro viene presentato e proposto:
- in presenza di deficit cognitivi lievi, si è rivelato spesso importante dedicare un tempo preliminare alla presentazione del libro a figure e all’introduzione della storia;
- in casi di compromissione cognitiva importante, tale introduzione è risultata superflua: gli ospiti coinvolti nelle letture sono entrati in relazione con il linguaggio metaforico e simbolico del libro a figure in modo immediato e intuitivo.
Oltre che con l’attenzione per i diversi criteri esplorati durante laboratorio, ogni operatrice sceglie il suo albo, quello che, di fatto, entra maggiormente nelle sue corde, orientandosi a seconda del gusto estetico e dei significati e valori che trasmette, a volte anche solo per l’immagine di copertina, che spesso non tradisce.
Conclusioni
L’inserimento della lettura di albi illustrati tra le attività del Centro si è dimostrata una scelta innovativa e accessibile per offrire momenti di benessere, leggerezza e spunti di riflessione. Si tratta di un percorso esperienziale che ha consentito anche alle nostre operatrici di avvicinarsi ai significati veicolati dai libri a figure, in grado anche di creare opportunità nella relazione con le persone fragili e di essere alleati preziosi per promuovere benessere e riconoscimento reciproco. L’approccio metodologicamente rigoroso è stato interiorizzato come bussola per realizzare percorsi positivi per le persone, pensati e ragionati in riferimento alle persone che vi partecipano, sempre con lo sguardo rivolto alla qualità artistica e letteraria, che non alla stimolazione cognitiva come terapia. La scelta del libro da proporre è un passaggio molto delicato, perché con le storie si può sbagliare ma, nel contesto per il quale scriviamo, non troppo: alcuni libri a figure (o albi illustrati) nascondono tra le proprie pagine dettagli che non sono affatto innocui e proprio per questo è fondamentale approcciare l’attività con metodo.
Proprio per questi risultati positivi, immaginiamo di poter proporre questa attività anche all’esterno del nostro servizio. L’obiettivo è coinvolgere i familiari, che rappresentano una parte fondamentale nel percorso di vita e di cura dei nostri ospiti, che in parte anche noi condividiamo. Per concludere, un buon libro torna a parlarci ogni volta in modo nuovo, a seconda di chi siamo e di ciò che stiamo vivendo, condividendo un intreccio di memoria, arte e cura nel prezioso momento in cui leggiamo insieme tra immagini e parole.
Note
Bibliografia
Gottschall Jonathan, L’istinto di narrare. Come le storie ci hanno reso umani, Bollati Boringhieri 2018.
Pasin Emanuela, Salvarsi con una fiaba, Magi edizioni 2010.
Immagini
Bellemo Cristina e Mariachiara Di Giorgio (2016), Due ali, Topipittori.
Lee Suzy (2008), L’onda, Corraini.
Silei Fabrizio e Massi Simone (2017), Il maestro, Orecchio Acerbo.









