1 Marzo 2005 | Cultura e società

Editoriale

Con grande piacere festeggio l’entrata di “I luoghi della cura” nella grande famiglia della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria. La rivista trimestrale, magistralmente diretta da Ermellina Zanetti e da Antonio Guaita, vive ormai nel suo terzo anno di vita; come organo della nostra Società avrà un ulteriore sviluppo sia sul piano quantitativo (verrà infatti inviata ad oltre 7000 indirizzi) sia su quello qualitativo (anche se il comitato editoriale già contiene una pluralità di professionalità di altissimo livello).
Benvenuta, quindi; si aggiunge ad Aging (la nostra prestigiosa immagine internazionale), al Giornale di Gerontologia (l’ammiraglia che da molti anni testimonia il continuo progresso della geriatria e gerontologia italiana), al Giornale dell’Arteriosclerosi (la nuova entrata, nel solco di una nobile tradizione di attenzione alle malattie cardiovascolari dell’anziano), al Bollettino mensile (un sistema telematico per un puntuale raccordo tra i soci) ed al rivitalizzato sito web. Guardandoci attorno non sono molte le società scientifiche così ricche di luoghi per la crescita culturale, la formazione e la discussione; il merito va a chi ha speso energie intellettuali e fisiche per far crescere le diverse pubblicazioni. A loro un vivissimo grazie, che estendo in modo particolare a chi ha ideato “I luoghi della cura” e l’ha fatto crescere in questi anni. Grazie anche all’amico Andrea Salvati, che edita la rivista con passione e generosità.
Un periodico scientifico-professionale che riporta sia articoli di revisione sia argomenti originali testimonia una vivacità intellettuale diffusa; in questa linea i “Luoghi della cura” hanno un’elevata capacità di affrontare gli argomenti più rilevanti riguardanti l’assistenza alla persona anziana nelle diverse condizioni di vita, in particolare quando il bisogno rende necessario un supporto organizzato. Con grande libertà vengono trattati i temi più disparati, intendendo per “luoghi” sia i diversi ambiti fisici dove sono organizzate le cure sia le originalissime situazioni che caratterizzano il rapporto tra chi offre e chi riceve un supporto.
I nostri sono tempi difficili per chi si preoccupa di “servire” l’anziano; le dinamiche demografiche ed epidemiologiche, le problematiche economiche sempre più critiche e complesse, le difficoltà nella formazione degli operatori, l’almeno apparente sordità della città moderna rendono sempre più indispensabili i luoghi dove si elaborano nuove ipotesi, si costruiscono modelli, si discutono i risultati di sperimentazioni. La velocità dei cambiamenti non ha permesso la tranquilla evoluzione del sapere che diviene coscienza diffusa e quindi costume condiviso. La SIGG sente la responsabilità di collaborare a questo progresso collettivo, e senza angoscia, ma anche senza leggerezza, mette in campo le energie disponibili, creando ponti tra le dinamiche scientifiche e quelle legate all’esperienza giornaliera di chi opera nel campo, perché l’anziano possa trovare risposte adeguate ai suoi bisogni, sia a livello individuale che collettivo. Noi siamo sicuri che una sintesi è sempre possibile anche se difficile; ma nulla è facile quando l’impegno è rivolto alla storia non segmentabile delle persone, soprattutto quelle che hanno molto vissuto. Coinvolgiamo il meglio di noi stessi nell’impegno di fondare sull’evidenza ciò che è dimostrabile e di sperimentare con intelligenza e generosità ciò che oggi è solamente intuibile.
Buon lavoro ed un rinnovato grazie, quindi, a chi costruisce la rivista e l’augurio al lettore di trovare in queste pagine un aiuto nel proprio lavoro ed un supporto nelle incertezze che spesso deve superare. Qualsiasi suggerimento o contributo è benvenuto, nella tradizione della nostra Società, luogo aperto di amicizie e di colleganze.

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